
A Milano scoppia la polemica: “Non vogliamo la statua di donna che allatta al seno, non rappresenta tutti”. Il caso
A Milano scoppia la polemica “Non vogliamo la statua di donna che allatta al seno, non rappresenta tutti”. Il caso
La decisione della commissione esperti di non installare una statua raffigurante una donna che allatta al seno in piazza Duse a Milano ha generato polemiche. La commissione ( che valuta la posa di opere d’arte negli spazi pubblici) ha ritenuto che il tema dell’allattamento potesse non essere condiviso da tutta la cittadinanza.
La reazione di Sala
Il sindaco Giuseppe Sala ha criticato questa decisione, sostenendo che l’opera non urta la sensibilità pubblica e che l’allattamento sia un valore naturale e universale. Ha annunciato che chiederà un riesame del caso, invitando a una riflessione più inclusiva sui valori promossi dall’arte pubblica.
La statua della discordia sta diventando il simbolo di un dibattito più ampio sulla rappresentazione della femminilità, della maternità e dei diritti delle donne nello spazio pubblico.
A stretto giro arriva anche la risposta della Regione Lombardia:
“L’immagine della donna che allatta il figlio fa parte della nostra cultura identitaria e non può in alcun modo offendere la sensibilità delle persone”.
Con questa premessa l’assessore regionale alla Cultura, Francesca Caruso, commenta il parere negativo della Commissione Comunale di Milano alla collocazione, in piazza Duse, di una statua in bronzo che rappresenta la maternità. “È bizzarro e incomprensibile sostenere che tale decisione sarebbe motivata dal fatto che l’opera ‘non risponda alla sensibilità universale’. L’allattamento è simbolo della maternità e di una sacralità che la storia dell’arte nel corso dei secoli ha saputo rappresentare con diversi capolavori”. “Auspico che il Comune – conclude l’assessore Caruso – possa fare una giusta valutazione. Regione Lombardia è e sarà sempre aperta a iniziative che valorizzino la cultura e l’arte in ogni sua forma e si rende disponibile, qualora il Comune non trovasse un luogo idoneo, ad ospitare l’opera”