
Milano – Edizione da record della Conferenza Nazionale Export. E Tajani rilancia l’export italiano: “Obiettivo 700 miliardi nel 2027
Milano è stata il palcoscenico di un’edizione senza precedenti della Conferenza Nazionale dell’Export e dell’internazionalizzazione, che ha riunito diplomatici, istituzioni e imprese per rafforzare la presenza dell’Italia sui mercati globali. Dopo l’appuntamento alla Farnesina, il confronto si è spostato nel capoluogo lombardo, confermando la centralità del tema delle esportazioni nella strategia di crescita del Paese. Il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani ha ribadito l’importanza di “giocare d’attacco” e di lavorare in modo coordinato, sottolineando che «Gli imprenditori non vogliono sentirsi abbandonati e chiedono un governo che prenda impegni e li mantenga. Oggi dimostriamo che le promesse vengono mantenute».
Secondo Tajani, nonostante lo scenario internazionale complesso segnato da conflitti e tensioni commerciali, l’export resta uno dei principali motori dell’economia nazionale. Per questo il traguardo indicato dal governo, «L’obiettivo dei 700 miliardi di esportazioni entro la fine del 2027 è raggiungibile», viene considerato realistico. L’evento ha registrato numeri record: oltre duemila partecipanti e migliaia di incontri diretti tra aziende e rappresentanti diplomatici, a dimostrazione del forte interesse verso i prodotti e il know-how italiani. Come evidenziato dal ministro, «Ovunque andiamo, troviamo porte aperte. C’è grande attenzione in India, in Arabia Saudita», ma anche in altre aree strategiche come Africa, Palestina e Ucraina, dove l’Italia potrà giocare un ruolo rilevante nella fase di ricostruzione.
I dati confermano la solidità del sistema: l’export rappresenta circa il 40% del Pil e nei primi dieci mesi dell’anno ha superato i 537 miliardi di euro, con una crescita superiore a quella di Francia e Germania. Anche il mercato statunitense mostra segnali positivi, nonostante l’impatto dei dazi. Tajani ha però ricordato che alcuni comparti restano in difficoltà e che il governo sta lavorando per tutelarli, in particolare su temi come vino e acciaio.
Il ministro ha annunciato inoltre una profonda riorganizzazione del ministero degli Esteri, destinato a diventare «un ministero con una testa politica e una economica», rendendo il commercio internazionale parte integrante della politica estera. In quest’ottica, ambasciate e consolati dovranno trasformarsi in strumenti operativi a supporto delle imprese. La conferenza ha segnato anche la firma di protocolli con Confindustria e Confcooperative per rafforzare la formazione economica dei diplomatici.
Dal mondo industriale sono arrivati segnali di fiducia: Confindustria e Ice stimano che, proseguendo l’attuale trend, le esportazioni potrebbero chiudere l’anno tra i 640 e i 644 miliardi di euro. Infine, il riconoscimento della cucina italiana come patrimonio Unesco e l’appello degli imprenditori a investire su innovazione e riduzione della burocrazia completano un quadro che vede l’export come leva decisiva per il futuro economico del Paese.