
Il Cancelliere tedesco Merz ammette: “L’addio al nucleare è stato un errore strategico”. L’autocritica e il problema in Italia
Il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha ammesso: l’uscita della Germania dal nucleare è stata una scelta sbagliata. Durante un incontro con il mondo imprenditoriale ad Halle, Merz ha definito l’addio definitivo all’atomo, completato nell’aprile 2023, un errore strategico, ammettendo che la transizione energetica tedesca si è rivelata estremamente costosa e fragile. La cosiddetta Energiewende, pensata per guidare il Paese verso un futuro “verde”, ha mostrato forti limiti economici e strutturali.
Il problema principale è l’intermittenza delle fonti rinnovabili: quando mancano sole e vento, la Germania rischia carenze di energia, soprattutto in vista dell’uscita dal carbone entro il 2038. Per garantire la sicurezza della rete, Berlino ha quindi deciso di tornare a puntare sul gas, accantonando di fatto l’idea che l’idrogeno possa essere una soluzione immediata. Il governo ha concordato con la Commissione europea un piano per la costruzione di nuove centrali a gas, ufficialmente “pronte” per l’idrogeno, ma destinate a funzionare a metano ancora per molti anni, vista la scarsa disponibilità reale di idrogeno verde.
Parallelamente, la Germania ha avviato una massiccia politica di sussidi pubblici per proteggere la propria industria energivora. Il piano prevede aiuti per abbassare le bollette, compensazioni sui costi della CO₂ e sostegni diretti agli investimenti, di fatto ridimensionando l’impatto del sistema ETS che Berlino stessa aveva promosso in Europa. L’obiettivo è evitare la deindustrializzazione, anche a costo di smentire i dogmi ambientali del passato.
Merz ha inoltre ammesso che, almeno, le ultime centrali nucleari avrebbero dovuto restare attive più a lungo. Una presa di coscienza tardiva, che evidenzia quanto il sistema energetico tedesco sia ora sostenuto da ingenti risorse pubbliche. Il confronto con l’Italia è impietoso: anche Roma ha rinunciato al nucleare e dipende dal gas, ma non dispone della stessa capacità fiscale per aiutare le imprese. Il rischio è una perdita di competitività, con aziende italiane penalizzate da costi energetici elevati e senza adeguate misure di compensazione.