
Garlasco: prima l’aggressione a mani nude, poi i colpi di martello e il lavaggio in cucina. “Così è stata uccisa Chiara Poggi”. La ricostruzione dei PM
A quasi diciannove anni dall’omicidio di Chiara Poggi, la Procura di Pavia starebbe elaborando una nuova ricostruzione del delitto di Garlasco, differente rispetto a quella che aveva portato alla condanna definitiva di Alberto Stasi. Al centro delle nuove indagini compare Andrea Sempio, oggi unico indagato, mentre gli inquirenti ipotizzano una dinamica più lunga e complessa rispetto a quanto sostenuto in passato.
Secondo le nuove analisi, l’aggressione non si sarebbe consumata in pochi minuti, ma avrebbe avuto una durata maggiore. L’orario del delitto sarebbe successivo a quanto ricostruito inizialmente: Chiara Poggi avrebbe fatto colazione e aperto la porta di casa ai gatti, lasciando disattivato l’allarme e senza chiudere completamente l’ingresso. L’omicidio, quindi, non sarebbe iniziato prima delle 9.45, momento in cui Alberto Stasi avrebbe tentato inutilmente di contattarla telefonicamente.
La nuova ipotesi investigativa sostiene che Chiara non avrebbe aperto volontariamente all’assassino. L’aggressore l’avrebbe sorpresa nel soggiorno mentre si trovava sul divano. In quella fase potrebbero esserci stati tentativi di approccio respinti dalla ragazza, seguiti da una prima aggressione fisica a mani nude. Alcune tracce di sangue rinvenute nell’abitazione e finora poco considerate sarebbero compatibili con questa fase iniziale. Dopo il primo colpo, Chiara avrebbe cercato di fuggire verso l’ingresso principale.
La vittima però sarebbe stata raggiunta prima di riuscire a uscire di casa. Tra l’ingresso e la scala interna avrebbe subito un’altra violenta aggressione, urtando contro un portavasi metallico presente nell’abitazione. In questo momento sarebbe stata utilizzata anche l’arma del delitto, identificata dagli investigatori in un martello a coda di rondine scomparso dalla casa della famiglia Poggi. La consulenza medico-legale avrebbe individuato uno strumento compatibile per forma e dimensioni con le ferite riportate dalla giovane.
Secondo la ricostruzione, Chiara avrebbe continuato a difendersi nonostante le gravi lesioni. L’assassino l’avrebbe trascinata afferrandola alle gambe mentre lei tentava ancora di opporsi. Successivamente sarebbe stata colpita più volte alla testa fino a perdere conoscenza. Le tracce ematiche individuate vicino al mobile del telefono indicherebbero ulteriori colpi inferti con forza.
La parte finale dell’aggressione si sarebbe svolta sulle scale che portano alla cantina. Qui il killer avrebbe trascinato il corpo ormai privo di sensi, continuando a colpirlo anche mentre la vittima si trovava sui gradini. Le nuove perizie ipotizzano che l’aggressore sia sceso sulle scale, lasciando diverse impronte e tracce di sangue compatibili con questa dinamica.
Dopo il delitto, l’assassino avrebbe tentato di ripulirsi. Secondo gli investigatori non si sarebbe lavato nel bagno, ma nella cucina dell’abitazione, dove sarebbero state individuate alcune tracce di sangue vicino al lavandino. Terminata la sommaria pulizia, il responsabile sarebbe fuggito dall’uscita sul retro della villetta, percorrendo una strada isolata lungo il canale per evitare di essere notato.