
Orsini lancia ancora l’allarme: “La Cina sta colonizzando i nostri mercati. O l’Europa ci sostiene, o sarà il deserto industriale”
Il presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, ha lanciato un duro allarme sulla situazione industriale europea, sostenendo che la Cina stia conquistando quote sempre più ampie dei mercati mondiali. Secondo Orsini, oggi Pechino rappresenta circa il 35% della produzione manifatturiera globale, superando complessivamente gli altri principali Paesi industrializzati.
Per il leader degli industriali italiani, le politiche europee degli ultimi anni non hanno difeso adeguatamente il settore produttivo, favorendo invece delocalizzazioni e perdita di posti di lavoro. Dall’inizio dell’attuale Commissione europea, infatti, sarebbero andati persi circa 250mila occupati nella manifattura europea, cifra che arriverebbe a un milione considerando anche l’indotto.
“La Cina sta colonizzando i nostri mercati – ha dichiarato orsini – “Se l’Unione non sosterrà da subito le nostre produzioni, saremo costretti al deserto industriale. Da sola, la Cina genera oggi il 35% della produzione manifatturiera mondiale. È più di quanto producano insieme gli altri otto principali Paesi industrializzati. Il risultato? Dall’inizio del mandato di questa Commissione abbiamo perso 250mila occupati nella manifattura europea, che diventano un milione se si conta l’indotto.Non è un caso, ma è la conseguenza diretta di politiche che non sostengono l’industria, anzi la spingono ad andarsene e a delocalizzare. E i numeri lo confermano.Negli ultimi 25 anni la quota di PIL mondiale prodotta dall’Unione Europea è scesa di circa 7 punti: in cifre assolute, l’Europa ha perso oltre 7mila miliardi di euro di PIL, in gran parte finiti all’industria cinese.E l’Italia?
Il nostro PIL nel 2025 è superiore di appena il 10% rispetto al 2000, mentre nello stesso periodo, il PIL cinese è aumentato del 586%. Non possiamo continuare a fare il minimo indispensabile invece del massimo necessario. Noi crediamo nell’Italia, dove restiamo e vogliamo restare a lavorare e produrre, ma se l’UE non sosterrà da subito le nostre produzioni, saremo costretti al deserto industriale”.