
Milano – Suicidio assistito in Lombardia: pronte le linee guida per Ats e Asst. Intanto il 3° caso: aveva 55 anni, da 27 viveva con la sclerosi multipla
La Regione Lombardia si prepara a definire le procedure operative per la gestione delle richieste di suicidio medicalmente assistito. L’assessore al Welfare Guido Bertolaso ha annunciato che il documento destinato ad Ats e Asst è ormai pronto e dovrebbe essere pubblicato a breve. Le indicazioni, elaborate tenendo conto delle più recenti decisioni della Corte Costituzionale, sono state condivise con i gruppi della maggioranza e aggiornate sulla base delle osservazioni ricevute.
L’annuncio arriva mentre emerge un nuovo caso di accesso alla procedura in Lombardia. Cristian, 55 anni, è morto il 18 maggio dopo aver scelto il suicidio medicalmente assistito. L’uomo conviveva dal 1999 con la sclerosi multipla, una malattia che negli anni aveva progressivamente compromesso la sua autonomia e la sua qualità di vita.
Secondo quanto riferito dall’Associazione Luca Coscioni, le sue condizioni erano diventate particolarmente gravi: non era più in grado di camminare, necessitava di assistenza continua per le attività quotidiane, utilizzava un catetere vescicale ed era soggetto a frequenti infezioni. Inoltre soffriva di dolori che considerava ormai insostenibili.
Di fronte al peggioramento irreversibile della malattia, Cristian aveva deciso di informarsi sulle possibilità previste dalla normativa italiana in materia di fine vita. A febbraio aveva quindi presentato alla propria azienda sanitaria la richiesta di verifica dei requisiti necessari per accedere al suicidio assistito. Una volta completato l’iter previsto, ha scelto di autosomministrarsi il farmaco letale.
Si tratta del terzo caso noto in Lombardia, dopo quelli registrati a Milano nel 2025 e nella provincia di Bergamo. L’Associazione Luca Coscioni sottolinea che la vicenda confermerebbe l’applicabilità delle sentenze della Corte Costituzionale su tutto il territorio nazionale e l’importanza di procedure sanitarie rapide per evitare ai pazienti ulteriori sofferenze.
Resta però aperto il tema della regolamentazione. In assenza di una disciplina uniforme a livello nazionale, le modalità di gestione delle richieste possono variare tra le diverse aziende sanitarie. Per questo l’associazione continua a chiedere l’approvazione di norme regionali che definiscano tempi e procedure, proseguendo parallelamente la raccolta firme per la proposta di legge popolare “Liberi Subito”, finalizzata a garantire maggiore chiarezza e uniformità nell’accesso ai diritti legati al fine vita.