Italia, la crisi della produttività – Siamo fanalino di coda in Europa: dati impietosi in confronto a Spagna, Germania e Francia

10/06/2026

L’economia italiana continua a mostrare segnali contrastanti: il Paese resta in forte ritardo sul fronte della produttività del lavoro, un indicatore fondamentale per valutare la capacità di generare ricchezza e crescita duratura. È quanto emerge dal Spring Package della Commissione europea, che evidenzia come l’Italia occupi l’ultima posizione nell’Unione Europea per andamento della produttività.

Negli ultimi vent’anni il Prodotto interno lordo è cresciuto a un ritmo inferiore rispetto all’aumento dell’occupazione. In pratica, pur lavorando più persone, la quantità di valore prodotta per ogni lavoratore non è aumentata in modo significativo. Una situazione che distingue l’Italia dalla maggior parte degli altri Paesi europei e che rappresenta uno dei principali ostacoli alla crescita economica.

Tra le cause individuate vi è la struttura stessa del sistema produttivo nazionale. Le piccole imprese, in particolare quelle con meno di 20 dipendenti, hanno un peso molto elevato nell’economia italiana e producono oltre un terzo del valore aggiunto complessivo, una quota superiore alla media europea. Al contrario, le grandi aziende incidono meno rispetto a quanto accade nel resto dell’UE. Questo modello, caratterizzato da numerose realtà di dimensioni ridotte e spesso a gestione familiare, rende più difficile investire in innovazione, tecnologie avanzate e processi produttivi moderni.

A pesare ulteriormente sono i limitati investimenti privati in ricerca e sviluppo, nettamente inferiori alla media europea. Anche il costo dell’energia, tra i più elevati del continente, rappresenta un freno alla competitività delle imprese. Inoltre, il mercato finanziario italiano risulta meno sviluppato rispetto a quello di altri Paesi europei, rendendo più complesso per le aziende reperire capitali per crescere e innovare.

Nel complesso, Bruxelles descrive un quadro caratterizzato da luci e ombre. Per il 2025 è prevista una crescita economica dello 0,5%, mentre il tasso di disoccupazione dovrebbe scendere al 6,1%, il livello più basso mai registrato. Tuttavia persistono diverse criticità: il debito pubblico torna a salire raggiungendo il 137% del PIL, i salari reali non hanno ancora recuperato i livelli precedenti alla pandemia e la partecipazione al mercato del lavoro di donne e giovani resta la più bassa dell’Unione Europea.

Il risultato è quello di un Paese che mantiene una certa stabilità, ma che fatica a trasformare l’aumento dell’occupazione in una crescita economica più robusta e sostenibile.

Nel grafico di pmi.it il Pil reale pro capite per Italia, Spagna, Germania e Francia

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