
Pensioni, le donne ancora penalizzate – Ricevono assegni più bassi del 34% dall’Inps. I dati allarmanti
Il sistema pensionistico italiano continua a evidenziare un forte divario tra uomini e donne. Secondo il 25° Rapporto annuale dell’Inps, nel 2025 sono stati erogati 371 miliardi di euro a favore di 16,4 milioni di pensionati, con un assegno medio mensile salito a 1.885 euro, in crescita dell’1,3% rispetto all’anno precedente. È aumentata anche l’età media di accesso alla pensione, arrivata a 64 anni e 10 mesi, mentre per la pensione di vecchiaia si attesta stabilmente intorno ai 67 anni.
Nel corso dell’anno è diminuito il numero delle nuove pensioni, soprattutto quelle anticipate e ai superstiti, mentre sono rimasti pressoché invariati i trattamenti di vecchiaia. Gli assegni più elevati continuano a essere quelli delle pensioni anticipate, con una media di oltre 2.160 euro al mese, seguiti da invalidità, pensioni di vecchiaia e reversibilità.
Il dato più preoccupante riguarda però le differenze di genere. Sebbene le donne rappresentino il 51% dei pensionati italiani, percepiscono soltanto il 44% del totale dei redditi pensionistici. Gli uomini ricevono in media 2.165 euro al mese, contro i 1.619 euro delle donne, con una differenza di circa il 34%. Una disparità che riflette carriere lavorative più discontinue, salari inferiori e una maggiore incidenza del lavoro di cura svolto dalle donne nel corso della vita.
Per ridurre questo squilibrio, l’Inps sottolinea la necessità di affiancare agli incentivi economici per la natalità strumenti in grado di favorire la permanenza delle madri nel mercato del lavoro. Tra le misure considerate più efficaci figurano il Bonus asilo nido e il lavoro da remoto. Il presidente dell’Istituto, Gabriele Fava, evidenzia come l’utilizzo del bonus sia cresciuto dal 4% dei potenziali beneficiari nel 2017 a oltre il 35% nel 2025, contribuendo ad aumentare le possibilità di occupazione femminile. Anche lo smart working si conferma uno strumento importante, poiché riduce sensibilmente l’impatto della maternità sulle carriere e può favorire retribuzioni più elevate dopo la nascita di un figlio.
Il rapporto evidenzia inoltre un fenomeno sempre più diffuso: quello dei pensionati che continuano a lavorare. Tra il 2019 e il 2023 il loro numero è quasi quadruplicato, passando da circa 40mila a 158mila persone. Si tratta soprattutto di uomini, con un’età media compresa tra 64 e 65 anni, spesso impiegati con contratti part-time e prevalentemente nelle regioni del Nord.
Sul fronte delle prestazioni assistenziali, nel 2025 l’Inps ha destinato 19,8 miliardi di euro all’Assegno Unico, che ha raggiunto 6,3 milioni di famiglie e circa 10 milioni di figli. Prosegue anche l’Assegno di inclusione, che dalla sua introduzione ha coinvolto quasi un milione di nuclei familiari, concentrati soprattutto nel Mezzogiorno. Infine, il bonus nuovi nati da mille euro, introdotto con la legge di Bilancio 2025, ha interessato nel primo anno circa il 73% dei bambini nati o adottati.