
E’ morto Don Mazzi, il prete dei giovani – Una vita dedicata all’accoglienza: annunciati i funerali
Si è spento don Antonio Mazzi, sacerdote e fondatore della Fondazione Exodus, realtà che per oltre quarant’anni ha rappresentato un punto di riferimento nell’accoglienza dei giovani in difficoltà e nel recupero delle persone con problemi di dipendenza. Don Mazzi è morto a 96 anni nella sua casa all’interno del Parco Lambro, a Milano, dove ha trascorso gran parte della sua vita, circondato dall’affetto dei ragazzi e degli educatori della comunità.
La Fondazione Exodus lo ha ricordato con parole di profonda gratitudine: “Circondato fino all’ultimo dall’affetto dei suoi ragazzi e degli educatori, Don Antonio lascia un vuoto incolmabile”. Nel messaggio si sottolinea come abbia trasformato Exodus in un luogo di rinascita, offrendo nuove opportunità a migliaia di giovani e alle loro famiglie, dedicando tutta la sua esistenza all’educazione e all’inclusione sociale.
Il suo impegno iniziò alla fine degli anni Settanta, quando arrivò al Parco Lambro e maturò l’idea di creare percorsi alternativi al carcere per chi era vittima della tossicodipendenza. Da quell’esperienza nacque Exodus, con sede nella Cascina Molino Torrette, diventata il cuore delle attività della fondazione.
Nel corso della sua vita don Mazzi è stato anche giornalista, autore di numerosi libri e volto noto della televisione e della radio. Nato a Verona nel 1929, era stato ordinato sacerdote nella Congregazione dei Poveri Servi della Divina Provvidenza e aveva approfondito gli studi in pedagogia e psicologia, ricevendo nel tempo quattro lauree honoris causa.
La camera ardente sarà allestita proprio alla Cascina Molino Torrette e resterà aperta al pubblico nel fine settimana, “proprio come piaceva a lui”. I funerali saranno celebrati lunedì alle 15 nella Basilica di Sant’Ambrogio a Milano e, come annunciato dalla Fondazione Exodus, “Non sarà una cerimonia formale, ma una liturgia viva, animata dai canti, dalla musica e dalle parole dei ragazzi e degli educatori”.
Numerosi i messaggi di cordoglio arrivati dalle istituzioni. Il sindaco Giuseppe Sala lo ha definito un simbolo della Milano solidale e vicina ai più fragili, mentre il presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana e l’assessore al Welfare Lamberto Bertolé ne hanno ricordato l’umanità, la determinazione e l’impegno instancabile a favore delle persone più vulnerabili.