
Camisani Calzolari lancia l’allarme: “Da Agosto l’AI Act è operativo, ma molte aziende italiane non se ne sono accorte”
L’esperto di comunicazione Marco Camisani-Calzolari lancia un avvertimento alle aziende italiane. Il rischio, spiega, non riguarda soltanto i sistemi di Intelligenza Artificiale acquistati ufficialmente dalle imprese, ma anche quelli utilizzati autonomamente dai dipendenti, la cosiddetta Shadow AI.
Può accadere, ad esempio, che un impiegato inserisca dati aziendali in una chat gratuita o che un operatore utilizzi l’AI per preparare risposte ai clienti, senza che l’azienda ne sia consapevole. Con l’entrata in vigore degli obblighi di trasparenza dell’AI Act, diventa quindi fondamentale conoscere quali strumenti vengono utilizzati, da chi e con quali informazioni.
“Vedete – spiega Camisanii-Calzolari – ” la sanzione più cara dell’AI Act non arriverà per l’Intelligenza Artificiale che un’azienda ha comprato. Arriverà per quella che i dipendenti usano da mesi senza dirlo a nessuno, perché nessuno l’ha mai scritto da qualche parte.
Si chiama Shadow AI, ne ho parlato molto in tanti video. È il tizio dell’amministrazione che incolla il bilancio dentro una chat gratuita. È magari la persona del customer care che si fa scrivere le risposte ai clienti. E nessuno lo fa per cattiveria, lo fa perché funziona e perché nessuno gli ha mai detto niente. Oppure non gli hanno mai dato un’alternativa?
Il problema è che ad agosto gli obblighi di trasparenza dell’AI Act sono pienamente operativi. Sui sistemi ad alto rischio e sui chatbot. Vuol dire etichettare, vuol dire documentare, vuol dire sapere quali strumenti girano dentro l’azienda e con che dati. E le imprese italiane sono rientrate dalle ferie con processi esattamente come li avevano lasciati a luglio. Uguali. Sai, in Italia si sparisce per un mese, no problem, non succede nulla. Il mondo si ferma. Sembra fuori tema, ma vi devo dire che qua negli Stati Uniti non si è fermato mai niente. Non perché sono avanti, eh, perché comunque, cioè, il mondo va, va avanti. Eh, che cavoli. Non è che si ferma ad agosto.
Detto ciò, chi ha un’azienda si sta chiedendo se tutto questo lo riguarda oppure no. Allora, le piccole e medie imprese rischiano sanzioni milionarie se non mappano gli strumenti che i dipendenti usano di loro iniziativa e non mettono in piedi flussi di governance come richiesti dall’AI Act. Quindi la prima cosa da fare non è comprare una piattaforma. La prima forma di compliance è aprire un file e scriverci dentro ogni strumento di AI che entra in azienda. Chi lo usa? Per fare cosa? Con quali dati dentro? Poi si etichetta quello che va etichettato e si documenta quello che va documentato. Se no, sono guai.
“E poi un’ultima cosa – conclude il volto noto di Striscia la Notizia – ” sembra burocrazia, lo è anche, però c’è una cosa. Cioè, il rischio non è mica solo l’ispezione dall’alto. Occhio, perché è anche il contenzioso. Cioè, il dipendente, il cliente, il concorrente che ti porta davanti a un giudice contestando la mancata conformità e lì non serve che qualcuno venga a controllare, basta che qualcuno abbia un motivo per farlo. Occhio”.