
Arriva la tassa da 2 euro sui piccoli pacchi, ma anche la beffa. Le merci cinesi sono dirottate verso i Paesi che non l’hanno introdotta: “Più spostamenti in camion e inquinamento”
L’introduzione della tassa da 2 euro sui piccoli pacchi di valore inferiore ai 150 euro, pensata per contrastare la concorrenza del fast fashion cinese e aumentare il gettito fiscale, rischia di trasformarsi in un effetto boomerang per l’Italia. La misura, che a livello europeo entrerà in vigore dalla prossima estate, è stata anticipata dal governo italiano con l’inserimento nella manovra economica. Secondo gli operatori del settore, però, i risultati sono ben lontani dagli obiettivi dichiarati.
A lanciare l’allarme è Confetra, la Confederazione generale italiana dei trasporti e della logistica. Il direttore generale Andrea Cappa ha spiegato che i produttori e i grandi operatori cinesi hanno reagito rapidamente, deviando le spedizioni verso aeroporti di Paesi europei che non hanno adottato in anticipo il contributo. In questo modo, le merci continuano comunque ad arrivare sul mercato italiano, ma via camion, attraversando i confini terrestri e senza versare la tassa prevista.
Le conseguenze, secondo Confetra, sono molteplici: aumento del traffico su gomma, maggiore inquinamento, perdita di competitività per il sistema logistico nazionale e spostamento dei flussi commerciali verso altri hub europei, difficili poi da recuperare. Una strategia che, se non coordinata a livello comunitario, rischia di penalizzare proprio l’Italia, anziché proteggere la filiera produttiva e commerciale.
Per questo motivo la Confederazione ha chiesto al governo di rinviare l’entrata in vigore della tassa a luglio, tramite un emendamento al decreto Milleproroghe, così da consentire un allineamento con le altre nazioni Ue. I primi segnali negativi sarebbero già visibili: dall’inizio dell’anno l’aeroporto di Malpensa avrebbe perso oltre trenta voli legati a questo tipo di spedizioni, con un drastico calo dei traffici.
Alla richiesta si è unita anche Assaeroporti, sottolineando come una scelta isolata renda la misura inefficace e dannosa per il comparto logistico e aeroportuale. Senza regole comuni e una strategia condivisa in Europa, la tassa rischia di favorire altri Paesi, aumentando costi ambientali e indebolendo il sistema italiano.