
BCE, Lagarde lancia l’allarme: “Il modello economico europeo è al capolinea. Ora servono meno barriere e più investimenti”
Christine Lagarde lancia un allarme sul futuro economico dell’Europa: il sistema di crescita costruito nel secondo dopoguerra non è più adeguato al nuovo scenario internazionale. Nel suo intervento al World Economic Forum di Ginevra, la presidente della Bce ha evidenziato la crisi dei tre elementi su cui quel modello si fondava: commercio globale aperto, energia a basso costo e protezione garantita dagli Stati Uniti. «Il modello di crescita europeo del dopoguerra si sta erodendo ed è improbabile che ritorni alla forma che conoscevamo un tempo».
A pesare è innanzitutto il ritorno del protezionismo. L’Europa, fortemente integrata negli scambi internazionali, deve fare i conti con un numero crescente di restrizioni commerciali e con l’avanzata della Cina, che oggi compete con l’area euro in quasi il 40% dei settori nei quali l’Unione aveva un vantaggio. Anche sul fronte energetico la situazione è peggiorata: la fine del gas russo a basso prezzo ha fatto aumentare i costi per le industrie europee, rendendoli nettamente superiori a quelli di Stati Uniti e Cina. A questo si aggiungono le tensioni geopolitiche, che aumentano l’incertezza e frenano investimenti, produzione e consumi. «Quando le dipendenze economiche possono essere usate come armi o quando la percezione della deterrenza si indebolisce, le preoccupazioni per la resilienza entrano in via diretta nelle decisioni economiche».
Secondo Lagarde, però, l’Europa conserva importanti punti di forza: una vasta rete di accordi commerciali, competenze industriali avanzate, capitale umano qualificato e un enorme mercato interno formato da 27 Paesi e circa 450 milioni di consumatori. La crescita dovrà quindi partire dall’integrazione europea, trasformando la domanda interna in un motore stabile dello sviluppo.
La sfida decisiva è rappresentata dall’intelligenza artificiale.
Dopo aver perso terreno nella prima rivoluzione digitale, l’Ue deve evitare un nuovo ritardo: «non possiamo permetterci di ripetere quell’esperienza con l’intelligenza artificiale, la seconda rivoluzione digitale». Per riuscirci occorre superare due grandi ostacoli: la frammentazione del Mercato Unico e quella dei mercati finanziari.
Lagarde indica quindi la necessità di ridurre le barriere nazionali e creare strumenti comuni, tra cui la possibile “EU Inc.”, una forma societaria valida in tutta l’Unione. Parallelamente serve un autentico mercato unico dei capitali, capace di accompagnare le imprese innovative anche durante la crescita. «Le imprese in grado di crescere in tutta Europa hanno bisogno di capitali in grado di crescere con loro».