Draghi lancia ancora l’allarme: “Per la prima volta l’Europa è davvero sola. Il dialogo con Trump non ha funzionato”

15/05/2026

Draghi lancia ancora l’allarme: “Per la prima volta l’Europa è sola. Il dialogo con Trump non ha funzionato”.

Nel corso della cerimonia per il conferimento del Premio Carlo Magno ad Aquisgrana, Mario Draghi ha tracciato un quadro molto severo della situazione internazionale. Secondo l’ex presidente della Bce e del Consiglio, il contesto globale che per anni ha favorito la crescita economica europea è ormai cambiato radicalmente: il sistema internazionale è diventato più competitivo, frammentato e orientato agli interessi nazionali.

Draghi ha spiegato che gli Stati Uniti non rappresentano più un alleato prevedibile come in passato. Molte decisioni che incidono sulle economie europee vengono prese unilateralmente da Washington, senza il rispetto delle regole condivise che gli Usa avevano contribuito a costruire nel dopoguerra. Per la prima volta dal 1949, ha osservato, l’Europa deve considerare concretamente la possibilità che gli americani non garantiscano più la sicurezza del continente come accadeva in passato.

Nemmeno Pechino, però, può essere considerata una valida alternativa. “La Cina non è ancora un’alternativa”, afferma Draghi, evidenziando come il Paese asiatico produca enormi surplus industriali che rischiano di indebolire ulteriormente il sistema produttivo europeo. Inoltre, la vicinanza della Cina alla Russia rende ancora più complesso il quadro geopolitico.

L’ex premier individua tre principali fragilità dell’Unione Europea. La prima riguarda la forte dipendenza dalla domanda estera: molte aziende europee cercano opportunità di crescita fuori dall’Europa perché il mercato interno non è stato sviluppato abbastanza. La seconda vulnerabilità è la crescente dipendenza strategica, soprattutto nei settori energetici e finanziari. Secondo Draghi, una maggiore integrazione economica avrebbe permesso di utilizzare meglio i risparmi europei per investimenti produttivi interni e di rafforzare le infrastrutture energetiche comuni. La terza criticità riguarda il ritardo tecnologico europeo nei comparti che saranno decisivi nel prossimo decennio.

“Quello che ci frena è la sicurezza – ha aggiunto – un’alleanza in cui l’Europa dipende dagli Stati Uniti per la propria difesa è un’alleanza in cui la dipendenza in materia di sicurezza può estendersi a ogni altra negoziazione: commerciale, tecnologica, energetica”. “Il cambiamento di atteggiamento americano sulla sicurezza europea non dovrebbe essere visto solo come un pericolo” spiega ancora Dragi. “È anche un necessario risveglio. Se gli Stati Uniti chiedono all’Europa di assumersi maggiori responsabilità per la difesa del nostro continente e dei nostri vicini, allora l’Europa deve anche acquisire maggiore autonomia nel modo in cui quella difesa è organizzata, e con quell’autonomia verrà una maggiore forza nelle sue relazioni commerciali ed energetiche”.

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