
E’ boom di rifugi sotterranei e bunker antiatomici: i ricchi si preparano alla catastrofe? I miliardari sanno investendo cifre enormi
Il mercato dei bunker privati e dei rifugi sotterranei è in forte crescita. Secondo le stime, il settore, che nel 2024 valeva circa 3 miliardi di dollari, potrebbe arrivare a sfiorare i 10 miliardi entro il 2035. A trainare questa espansione non sono soltanto le tensioni internazionali o il timore di nuove pandemie, ma soprattutto gli investimenti dei grandi patrimoni, in particolare dei miliardari della Silicon Valley, sempre più interessati a strutture capaci di garantire protezione in caso di crisi estreme.
I moderni bunker sono molto diversi dai rifugi costruiti durante la Guerra Fredda.
Esistono modelli prefabbricati, relativamente accessibili, ma anche vere e proprie residenze sotterranee dotate di ogni comfort. Le versioni più costose comprendono sistemi di filtraggio dell’aria contro contaminazioni nucleari, biologiche e chimiche, generatori autonomi, riserve alimentari per molti mesi, impianti per coltivare cibo, sale mediche, aree ricreative e sofisticati sistemi di sicurezza. Alcuni complessi, ricavati persino da ex silos missilistici, ospitano appartamenti di lusso con piscine, cinema, palestre e altri servizi esclusivi.
Le principali paure che spingono questi investimenti sono per possibili guerre nucleari, nuove pandemie, crisi climatiche, blackout su larga scala, attacchi informatici, crolli economici e perfino tensioni sociali provocate dall’intelligenza artificiale e dalla perdita di milioni di posti di lavoro. Diversi imprenditori del settore tecnologico hanno acquistato terreni in aree isolate, come la Nuova Zelanda, considerata una delle destinazioni più sicure in caso di emergenza globale.
Secondo alcuni studiosi, però, questi rifugi rappresentano soprattutto il tentativo di acquistare una sicurezza personale in uno scenario di collasso della società. Un paradosso emerge quando ci si chiede come mantenere il controllo sul personale incaricato di gestire il bunker se il sistema economico e istituzionale dovesse realmente crollare. Per questo motivo molti esperti ritengono che la sopravvivenza non possa essere affrontata soltanto sul piano individuale, ma richieda sempre una dimensione collettiva.
Prepararsi alle emergenze resta comunque una scelta condivisa anche da numerosi governi, che invitano i cittadini a conservare scorte essenziali per alcuni giorni. Paesi come la Finlandia hanno sviluppato una rete di rifugi pubblici pensati per proteggere l’intera popolazione, seguendo un modello basato sulla solidarietà e sulla sicurezza comune, molto diverso dall’approccio esclusivo adottato da una parte delle grandi élite economiche.