Effetto Dazi – Crolla l’export italiano di Mobili, bagni e cucine: i dati allarmanti

04/10/2025

Il 2025 segna una fase critica per il made in Italy del settore arredo negli Stati Uniti. Dopo anni di espansione costante, con crescite a due cifre, l’export di mobili, cucine e bagni sta registrando un brusco calo.

Nei primi mesi dell’anno, le esportazioni di cucine sono scese dell’8,3%, mentre l’intero comparto ha segnato un arretramento del 9%. Alla base di questa frenata ci sono i dazi voluti da Donald Trump: inizialmente fissati al 15%, sono ora destinati ad aumentare fino al 50% su cucine e bagni e al 30% sugli imbottiti, con entrata in vigore a gennaio 2026.

Il rinvio dei provvedimenti, posticipati dal 1° al 15 ottobre dopo le pressioni di importatori e associazioni americane, non ha risolto i problemi. Al contrario, l’incertezza normativa sta generando un clima di instabilità che pesa persino più dei rincari stessi. Nel settore contract, che rappresenta la parte principale dell’export italiano verso gli Usa, gli effetti sono immediati: come spiega Claudio Feltrin, presidente di FederlegnoArredo, a un dazio del 15% si somma il calo del potere d’acquisto del dollaro, con aumenti effettivi per i clienti americani anche del 30%.

Il protezionismo statunitense nasce con l’intento di frenare il dumping di Cina e Vietnam, che coprono gran parte dell’import di mobili low cost. Tuttavia, la misura colpisce duramente anche i produttori italiani, noti per la fascia medio-alta. Alcuni Paesi extraeuropei, come Brasile o Regno Unito, beneficeranno invece di condizioni tariffarie più favorevoli, aumentando lo squilibrio competitivo.

Per l’Italia, trovare mercati alternativi non è semplice: molte nazioni hanno dazi ben più alti, fino al 300%, rendendo impraticabile un rapido ri-orientamento delle esportazioni. Intanto, la National Kitchen and Bath Association americana ha espresso solidarietà ai partner italiani, riconoscendo il valore del design tricolore e promettendo supporto in questa fase complessa. Ma il rischio è che, senza certezze, il made in Italy perda quote decisive nel suo primo mercato extraeuropeo.

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