
“Fake news e algoritmi, così il web ha distorto la realtà» – Parla l’esperto: “Ci fanno vedere solo cose che ci causano rabbia o paura”
“Fake news e algoritmi, così il web ha distorto la realtà» – Parla l’esperto.
Nel saggio Qualcosa è andato storto, il giornalista Riccardo Luna riflette sull’evoluzione del mondo digitale, sostenendo che internet e i social network abbiano progressivamente perso la loro funzione originaria di strumenti di condivisione e crescita collettiva. Nati con l’obiettivo di favorire la diffusione della conoscenza, il dialogo e la partecipazione democratica, questi strumenti si sarebbero trasformati in sistemi progettati soprattutto per catturare l’attenzione degli utenti e generare profitti.
Secondo l’autore, il cambiamento è avvenuto quando le grandi piattaforme hanno iniziato a utilizzare algoritmi capaci di selezionare i contenuti non in base alla loro qualità o attendibilità, ma alla loro capacità di suscitare reazioni emotive. Sentimenti come rabbia, paura e indignazione tendono infatti a mantenere le persone più a lungo davanti agli schermi, aumentando interazioni, visualizzazioni e ricavi pubblicitari. In questo modo la realtà viene spesso rappresentata in maniera alterata, privilegiando notizie sensazionalistiche, conflitti e polemiche a scapito dell’approfondimento e della complessità.
Luna evidenzia come questa dinamica abbia contribuito alla diffusione di false informazioni e alla crescita della polarizzazione sociale e politica. Un esempio riguarda il tema della sicurezza: nonostante in molti Paesi alcuni reati siano diminuiti, i social media trasmettono frequentemente l’idea di una società sempre più pericolosa, alimentando paure che possono influenzare opinioni pubbliche e scelte elettorali. In questo contesto, movimenti populisti e narrazioni basate sull’emergenza trovano terreno fertile.
Particolare attenzione viene dedicata agli effetti sulle nuove generazioni.
Gli adolescenti, immersi fin da piccoli nell’universo digitale, sono esposti a pressioni continue legate all’immagine personale, alla ricerca di approvazione e al confronto costante con gli altri. Secondo il libro, questo fenomeno avrebbe favorito l’aumento di ansia, insicurezza, isolamento e dipendenza dai social network. Non a caso, diverse grandi aziende tecnologiche sono oggi al centro di procedimenti giudiziari e di richieste di maggiore tutela per i minori.
L’autore collega inoltre il potere degli algoritmi a questioni che riguardano direttamente la democrazia. Casi come quello di Cambridge Analytica hanno mostrato come la profilazione degli utenti possa essere utilizzata per orientare opinioni e comportamenti politici. Le piattaforme digitali sono così diventate attori influenti nella vita pubblica, pur non essendo sottoposte agli stessi controlli previsti per le istituzioni democratiche.
Nel volume trova spazio anche il pensiero della Chiesa. Papa Francesco aveva inizialmente sottolineato le opportunità offerte dalla rete, ma negli ultimi anni ha richiamato l’attenzione sui rischi derivanti dalla manipolazione dell’informazione e dalla perdita di relazioni autentiche. Anche Leone XIV ha evidenziato la necessità di governare l’intelligenza artificiale e gli algoritmi attraverso principi etici che mettano al centro la persona.
La conclusione del libro propone una riflessione più ampia: la tecnologia non è mai neutrale, perché riflette sempre una determinata visione della società e dell’essere umano. Per questo motivo, secondo Luna, la sfida del futuro non consiste semplicemente nel continuare a innovare, ma nel farlo preservando libertà, spirito critico e qualità delle relazioni. In un mondo sempre più connesso, il vero obiettivo deve essere quello di utilizzare gli strumenti digitali senza perdere ciò che rende autenticamente umana la vita delle persone.