
Il paradosso italiano – Ci esaltiamo per le medaglie olimpiche, ma nessuno (o quasi) pratica sport. E la sedentarietà costa 6 miliardi allo Stato
L’Italia festeggia spesso i successi sportivi internazionali, come la presenza nella Top 10 del medagliere olimpico in vista dei Giochi di Milano-Cortina. Ma dietro questi risultati si nasconde un paradosso: mentre gli atleti conquistano medaglie e riconoscimenti, il Paese resta indietro quando si parla di diffusione dello sport tra i cittadini e di investimenti pubblici per promuovere l’attività fisica.
La politica tende a esaltarsi ogni quattro anni davanti ai trionfi olimpici, ma nel quotidiano dedica poche risorse allo sport di base e alla promozione di stili di vita attivi. Il risultato è che l’Italia è in una sorta di “zona retrocessione” per numero di persone che praticano regolarmente attività fisica. Solo il 35% degli italiani fa sport con continuità, una percentuale molto lontana dal 70% registrato nei Paesi del Nord Europa.
Secondo gli osservatori questo divario è legato anche alla carenza di investimenti pubblici in strutture, programmi e politiche di promozione dello sport. A sottolinearlo è anche l’ex commissario tecnico della nazionale di pallavolo Mauro Berruto, oggi deputato del Partito Democratico, che evidenzia come la politica italiana destini ancora troppo poche risorse al settore.
Le conseguenze non riguardano soltanto il benessere delle persone, ma anche l’economia del Paese. La diffusione della sedentarietà ha infatti un costo enorme per il sistema sanitario e per le finanze pubbliche. Si stima che l’inattività fisica generi ogni anno circa 6 miliardi di euro di spese legate a malattie che potrebbero essere prevenute con uno stile di vita più attivo.
Il paradosso è evidente: mentre l’Italia celebra i campioni che portano il tricolore sul podio olimpico, una larga parte della popolazione rimane lontana dallo sport. E così, oltre a perdere un’importante occasione di miglioramento della salute collettiva, il Paese finisce per pagare anche il prezzo economico della sedentarietà. Investire di più nell’attività fisica diffusa, sostengono molti esperti, significherebbe non solo favorire il benessere psicofisico dei cittadini, ma anche ridurre nel lungo periodo i costi per lo Stato.