
In Italia il peso dei costi energetici è aumentato tantissimo sui costi di produzione – L’allarme di Confindustria
Negli ultimi sei anni il peso dei costi energetici sui costi di produzione in Italia è cresciuto in modo significativo, risultando oggi più elevato rispetto a Francia e Germania. Secondo il Centro Studi di Confindustria, già prima della pandemia l’industria manifatturiera italiana mostrava un’incidenza dell’energia leggermente superiore a quella francese. Un equilibrio compromesso dalla crisi energetica esplosa tra la fine del 2021 e il 2022, quando l’aumento dei prezzi delle materie prime ha colpito in modo particolarmente duro il nostro Paese.
“Secondo le elaborazioni del nostro Centro Studi – spiega Confindustria con una nota – ” già prima della pandemia l’industria manifatturiera italiana registrava un’incidenza dei costi energetici lievemente superiore a quella francese, ma allineata a quella tedesca. Questo sostanziale equilibrio è stato però spezzato dallo shock energetico del 2022. Con l’escalation dei prezzi delle materie prime energetiche iniziata alla fine del 2021 e proseguita per tutto il 2022, l’incidenza dell’energia sui costi di produzione è cresciuta ovunque e l’Italia è risultata il Paese più colpito. Nonostante il parziale rientro delle quotazioni, oggi il peso dell’energia sui costi di produzione italiani resta ancora superiore di oltre un punto percentuale rispetto alla media del 2018-2019. In Francia lo shock è quasi del tutto riassorbito, mentre in Germania il differenziale si attesta a +0,6 punti percentuali.
A complicare ulteriormente il quadro, i prezzi delle commodities energetiche, in particolare del gas, sembrano destinati ad assestarsi su livelli strutturalmente più elevati, spinti dal perdurare delle tensioni geopolitiche. Questo scenario alimenta un gap competitivo che penalizza le nostre imprese e richiede interventi strutturali urgenti”.