In Italia pochissimi usano l’Intelligenza Artificiale: siamo penultimi in Europa – Peggio di noi solo la Romania

08/06/2026

L’intelligenza artificiale continua a diffondersi in tutto il continente, ma l’Italia resta nettamente indietro rispetto alla maggior parte dei Paesi europei. A fotografare la situazione è l’ultima indagine Istat sugli “Aspetti della vita quotidiana”, che per la prima volta ha analizzato l’utilizzo degli strumenti di IA generativa tra i cittadini.

I dati mostrano un quadro piuttosto chiaro: soltanto il 19,9% delle persone tra i 16 e i 74 anni ha utilizzato negli ultimi tre mesi applicazioni basate sull’intelligenza artificiale, come chatbot, generatori di immagini o programmi per la scrittura di codice. Una percentuale che colloca l’Italia al penultimo posto in Europa, davanti soltanto alla Romania, e ben distante dalla media dell’Unione Europea, che supera il 32%.

L’utilizzo della tecnologia è particolarmente diffuso tra i più giovani. Oltre la metà degli adolescenti tra i 14 e i 19 anni dichiara infatti di aver sperimentato strumenti di IA, mentre la quota diminuisce progressivamente nelle fasce d’età successive. Tra i giovanissimi emerge inoltre un dato curioso: le ragazze risultano leggermente più attive dei coetanei maschi, una tendenza che si inverte però dopo i 25 anni, quando sono gli uomini a utilizzare maggiormente queste tecnologie.

Un ruolo decisivo è svolto anche dal livello di istruzione. Tra laureati e diplomati l’uso dell’intelligenza artificiale è molto più diffuso rispetto a chi possiede titoli di studio inferiori. Le differenze emergono anche a livello geografico: le regioni del Nord registrano i tassi più elevati di utilizzo, seguite dal Centro, mentre il Mezzogiorno presenta i valori più bassi.

L’indagine ha cercato di capire anche perché gran parte della popolazione non utilizzi questi strumenti. La risposta più frequente riguarda la mancanza di necessità percepita: quasi sei persone su dieci affermano di non averne mai avuto bisogno. Molti dichiarano inoltre di non possedere le competenze necessarie per usarli, mentre soltanto una piccola minoranza esprime timori legati alla privacy o alla sicurezza dei dati. Esiste infine una quota ridotta di cittadini che non conosce nemmeno l’esistenza di queste applicazioni.

Il quadro evidenzia come l’Italia stia ancora affrontando una fase iniziale nell’adozione dell’intelligenza artificiale. Il ritardo nelle competenze digitali rischia però di ampliare il divario con gli altri Paesi europei proprio mentre l’IA sta diventando uno strumento sempre più presente nella vita quotidiana, nello studio e nel mondo del lavoro.

Le percentuali nella cartina di Datapizza:

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