
Lombardia potenza economica – E’ al terzo posto in Europa, dopo le aree di Parigi e Londra. La classifica
La Lombardia si conferma una delle principali realtà economiche del continente europeo. Con un Prodotto interno lordo di 505 miliardi di euro, la regione si colloca al terzo posto nella classifica dei maggiori centri economici d’Europa, elaborata da Visual Capitalist.
Davanti ci sono l’Île-de-France, la regione della capitale Parigi, con 866 miliardi, e la Greater London, con 713 miliardi. Seguono l’Alta Baviera e la regione Eastern and Midland in Irlanda.
Tra le prime venti figurano anche Lazio, Veneto ed Emilia-Romagna.
Il risultato evidenzia la solidità del sistema produttivo lombardo, sostenuto soprattutto da piccole e medie imprese, spesso a gestione familiare. La trasformazione digitale, la sostenibilità, la ricerca di nuovi mercati e il contenimento dei costi energetici sono oggi tra le principali strategie adottate dalle imprese.
Per mantenere la competitività, però, servono interventi strutturali: una politica industriale stabile nel tempo, una minore pressione fiscale, energia a costi più accessibili, credito più conveniente e una maggiore disponibilità di lavoratori qualificati.
L’assessore regionale allo Sviluppo economico Guido Guidesi attribuisce parte della forza lombarda al particolare rapporto tra imprese e territorio. In Lombardia il lavoro e l’attività imprenditoriale sono profondamente integrati nella vita delle comunità, creando un ambiente favorevole a formazione, ricerca, servizi e collaborazione tra aziende. Restano tuttavia alcuni svantaggi rispetto ad altre aree europee, soprattutto sul piano fiscale e burocratico.
Per rafforzare ulteriormente il sistema economico, la Regione sta progettando le Zone di innovazione e sviluppo, pensate per valorizzare le diverse specializzazioni territoriali: dalla meccatronica bergamasca all’agroindustria della Bassa, dall’intelligenza artificiale a Milano alla biomeccanica tra Brianza e Lecchese. L’obiettivo è costruire una strategia di sviluppo fino al 2030-2050, puntando sulle vocazioni dei singoli territori.