
Londra valuta dazi del 45% sulle auto elettriche cinesi. Obiettivo: non restare fuori dal «Made in Europe» dell’Ue. Il piano
Il Regno Unito potrebbe cambiare strategia sulle auto elettriche cinesi. Il governo di Londra sta valutando un aumento dei dazi, oggi fissati al 10%, con l’ipotesi di portarli a livelli vicini a quelli applicati dall’Unione europea, fino al 45%. Una scelta che nasce soprattutto dalla necessità di non perdere l’accesso privilegiato al futuro meccanismo europeo del «Made in Europe».
La questione è diventata urgente perché i marchi cinesi stanno conquistando una quota sempre maggiore del mercato britannico. Nei primi nove mesi del 2026 hanno venduto oltre 300mila vetture, arrivando a rappresentare quasi un quarto delle immatricolazioni. Tra i marchi più presenti ci sono MG e BYD, mentre a settembre il suv Jaecoo 7 di Chery è risultato il modello cinese più venduto.
A spingere Londra verso una possibile stretta è soprattutto Bruxelles.
L’Unione europea sta preparando un sistema che dovrebbe favorire i prodotti realizzati nel territorio comunitario nell’accesso a incentivi, agevolazioni fiscali e appalti pubblici. Il timore è che il Regno Unito, applicando dazi più bassi, possa trasformarsi in un punto di ingresso per le auto cinesi dirette verso il mercato europeo. Per questo Bruxelles chiede a Londra di avvicinare la propria politica commerciale a quella dell’Ue.
La scelta, però, presenta un rischio concreto. Pechino potrebbe reagire con contromisure contro i prodotti britannici, colpendo soprattutto i marchi automobilistici di lusso come Jaguar Land Rover, Bentley, Rolls-Royce, Aston Martin e McLaren. La Cina ha già adottato misure simili nei confronti dell’Europa dopo l’introduzione dei dazi sulle auto elettriche, intervenendo su prodotti come brandy, carne di maiale e latticini.
Il problema per Londra è difficile: proteggere il mercato interno e mantenere i rapporti con Bruxelles oppure evitare ritorsioni cinesi che potrebbero danneggiare l’export dei marchi britannici. La posta in gioco è alta anche per l’industria nazionale, fortemente legata alla filiera europea: nel primo semestre del 2026 l’Ue ha assorbito il 58% delle esportazioni automobilistiche britanniche, contro circa il 4% destinato alla Cina.