
Micro Robot direttamente nelle vene: la nuova frontiera della medicina e della terapia- Ecco lo studio rivoluzionario
Un minuscolo robot, più piccolo di due millimetri di diametro, potrebbe rivoluzionare il modo in cui vengono somministrate le terapie mediche. Il dispositivo, messo a punto dai ricercatori del Politecnico di Zurigo (ETH), è progettato per muoversi all’interno dei vasi sanguigni e rilasciare farmaci in punti estremamente precisi del corpo. Grazie a un sistema di guida magnetica, il micro-robot può essere indirizzato, ad esempio, per sciogliere un trombo, veicolare antibiotici in aree mirate o trasportare sostanze antitumorali direttamente nel sito da colpire.
I risultati dello studio, pubblicati sulla rivista scientifica Science, sono stati ottenuti attraverso test su modelli artificiali in silicone che riproducono la struttura delle vene umane, oltre a sperimentazioni su animali come maiali e pecore. In uno dei test più complessi, il robot è riuscito a spostarsi all’interno dei vasi cerebrali di una pecora, dimostrando la sua efficacia anche in contesti anatomici particolarmente delicati e difficili da navigare.
Il sistema di controllo magnetico consente al dispositivo di avanzare con grande precisione a una velocità di circa quattro millimetri al secondo, riuscendo persino a muoversi contro il flusso sanguigno. Da anni la medicina cerca soluzioni per rendere la somministrazione dei farmaci più mirata: oggi, per patologie come ictus o tumori, spesso si ricorre a dosi elevate che si diffondono in tutto l’organismo, aumentando il rischio di effetti collaterali.
Con questa tecnologia, invece, il principio cambia radicalmente. Il farmaco viene inserito all’interno del robot, che raggiunge l’area da trattare e rilascia il contenuto solo una volta arrivato a destinazione. Il rilascio avviene grazie al riscaldamento della capsula esterna, una struttura gelatinosa che si dissolve sotto l’azione di un campo magnetico ad alta frequenza.
Ma servirà ancora tempo prima di un utilizzo clinico. I ricercatori stimano che saranno necessari almeno due o tre anni di ulteriori sviluppi tecnologici, oltre a numerosi studi per verificarne sicurezza ed efficacia. Saranno inoltre indispensabili le autorizzazioni delle autorità competenti e ulteriori test clinici.