
Milano – Chat sessista ATM: c’è un indagato. Sospesi i dipendenti coinvolti. Rabbia ATM: “Linea dura”
A Milano proseguono le indagini sulla vicenda della chat WhatsApp contenente messaggi offensivi e a sfondo sessista, nella quale sarebbero state condivise immagini di donne ottenute in modo irregolare dai sistemi di videosorveglianza utilizzati sui mezzi pubblici gestiti da Atm.
L’inchiesta, coordinata dalla Procura del capoluogo lombardo, ha già portato all’iscrizione di almeno una persona nel registro degli indagati con l’ipotesi di accesso abusivo a un sistema informatico. Parallelamente, l’azienda dei trasporti ha deciso di adottare provvedimenti immediati nei confronti dei lavoratori coinvolti, sospendendoli sia dall’attività lavorativa sia dalla retribuzione.
Nel corso delle verifiche, la Polizia locale ha effettuato cinque perquisizioni. Una ha riguardato direttamente la persona attualmente indagata, mentre le altre hanno interessato quattro partecipanti al gruppo di messaggistica che, per ora, non risultano formalmente sotto inchiesta. Gli investigatori hanno inoltre acquisito telefoni cellulari e altri dispositivi elettronici per analizzare il materiale presente e ricostruire l’intera rete di contatti.
Secondo le prime ricostruzioni, l’uomo indagato sarebbe lo stesso dipendente immortalato da una passeggera a bordo del tram 15 mentre consultava la chat, denominata “Staff Ticinese”. Proprio quella fotografia avrebbe consentito agli inquirenti di identificare altri membri del gruppo e di approfondire il contenuto delle conversazioni. Le verifiche dovranno stabilire non solo il numero effettivo dei partecipanti e la durata dell’attività della chat, ma soprattutto la provenienza delle immagini condivise.
Il nodo principale dell’indagine riguarda infatti il metodo utilizzato per ottenere le fotografie. Gli accertamenti dovranno chiarire se siano state ricavate direttamente dagli schermi accessibili al personale dei mezzi pubblici oppure se qualcuno abbia effettuato un accesso illecito ai sistemi centrali che archiviano i filmati di sicurezza. Da questa distinzione dipenderà anche la configurazione dell’eventuale reato informatico.
L’intera vicenda è emersa grazie alla segnalazione di una viaggiatrice che, notando le conversazioni sul telefono di un autista in pausa, ha deciso di denunciare l’accaduto. Atm ha reagito immediatamente avviando un’indagine interna, presentando un esposto alla Polizia locale e segnalando il caso anche al Garante per la protezione dei dati personali. L’azienda ha ribadito la volontà di adottare la massima severità nei confronti di chiunque abbia avuto un ruolo nella vicenda.