
Milano – Studente accoltellato in corso Como: il ragazzo ha abbracciato il suo aggressore, dopo la condanna a 20 anni di carcere
A Milano si è concluso il processo per la violenta aggressione avvenuta il 12 ottobre in corso Como ai danni di Davide Cavallo, il giovane di 22 anni rimasto gravemente ferito dopo essere stato accoltellato durante una rapina. Il giudice per l’udienza preliminare ha condannato Alessandro Chiani a 20 anni di carcere per tentato omicidio e rapina. Una pena molto più severa rispetto ai 12 anni richiesti inizialmente dall’accusa.
Nel procedimento era coinvolto anche Ahmed Atia, considerato parte del gruppo presente durante l’aggressione. Per lui è arrivata l’assoluzione dall’accusa di rapina, mentre è stato riconosciuto colpevole solo di omissione di soccorso, con una condanna a 10 mesi e 20 giorni. Dopo la decisione del tribunale il giovane è stato scarcerato. Secondo quanto emerso durante il processo, Atia avrebbe sostenuto di essersi allontanato durante il pestaggio e di non sapere che l’amico avesse con sé un coltello. Alla rapina avrebbero partecipato anche tre minorenni, giudicati separatamente davanti al tribunale dei minori.
L’episodio era nato per sottrarre appena 50 euro alla vittima, ma le conseguenze sono state gravissime. Davide Cavallo ha riportato lesioni permanenti e ancora oggi affronta un difficile percorso di recupero. In aula si è presentato con le stampelle, accompagnato dai familiari. La parte civile ha chiesto un risarcimento di un milione e mezzo di euro per il ragazzo, oltre a 100mila euro ciascuno per i genitori e il fratello.
“Siamo sorpresi della sentenza in senso positivo, le nostre richieste economiche sono state tutte accolte. Non si aspettavano, anche lo stesso Davide è stato molto stupido della pena molto alta, dura, inflitta a Chiani, non ci esprimiamo sulla riqualificazione del reato per Atia”
Uno dei momenti più intensi dell’udienza è stato l’abbraccio tra Davide Cavallo e Ahmed Atia poco prima che quest’ultimo lasciasse l’aula scortato dalla polizia penitenziaria. Secondo i legali presenti, il gesto è nato da una ricerca reciproca di contatto umano e di riconciliazione. L’avvocato della famiglia ha spiegato che la vittima ha sempre sperato che gli imputati potessero comprendere la gravità di quanto accaduto e cambiare strada in futuro.