
Povertà a Milano – Un milanese su 4 costretto a tagliare spese quotidiane e vacanze per curarsi. I dati allarmanti
Un’indagine realizzata da Nomisma per l’Osservatorio Sanità di UniSalute evidenzia una situazione preoccupante legata ai costi delle cure sanitarie a Milano. Secondo i dati raccolti, circa un milanese su quattro affetto da malattie croniche ha dovuto ridurre alcune spese personali, come vacanze, ristoranti o altre attività, per riuscire a sostenere le spese mediche necessarie.
Questo accade perché la gestione di molte patologie croniche richiede controlli frequenti. Nel 41% dei casi, infatti, i pazienti devono sottoporsi regolarmente a visite specialistiche e monitoraggi. Più di due persone su cinque dichiarano di aver effettuato numerosi controlli nell’ultimo anno, spesso più di quattro, previsti dal percorso terapeutico. Poiché queste prestazioni non possono essere rimandate e comportano anche esami diagnostici e acquisto di farmaci, finiscono per incidere in modo significativo sul bilancio familiare. La situazione è aggravata dal fatto che il 39% dei cittadini si è rivolto almeno in parte a strutture private per ottenere visite o prestazioni sanitarie.
Non tutti però riescono a sostenere questi costi. Il 15% dei pazienti cronici afferma di aver diminuito il numero di visite nell’ultimo anno. Tra le cause principali ci sono i prezzi elevati delle prestazioni, indicati dal 42% degli intervistati, e le lunghe liste d’attesa nel sistema sanitario, segnalate dal 29%.
Un ulteriore fattore di spesa riguarda l’assistenza: circa il 17% dei pazienti ha bisogno dell’aiuto di altre persone per gestire la propria condizione, con un conseguente aumento dei costi.
Tra le malattie croniche più diffuse risultano l’ipertensione arteriosa (42%), l’osteoporosi e l’artrosi (32%), le patologie cardiovascolari (29%) e il diabete (23%). Nella maggior parte dei casi queste condizioni vengono diagnosticate dopo i 40 anni.
Infine, nonostante i servizi di telemonitoraggio possano aiutare a gestire meglio queste patologie, solo il 4% dei pazienti li utilizza. Molti cittadini non li conoscono o non ne hanno mai ricevuto indicazione dai medici, pur riconoscendone l’utilità.