
Sovranità digitale, l’Europa dipende ancora dagli Usa: si apre la sfida per costruire una tecnologia autonoma
L’Unione Europea si trova ancora fortemente legata a fornitori tecnologici stranieri. Circa l’80% dei prodotti e dei servizi digitali utilizzati nei Paesi membri arriva infatti da aziende extraeuropee, mentre i gruppi statunitensi controllano quasi il 69% del mercato europeo del cloud. Anche nella produzione di semiconduttori il continente mantiene un ruolo limitato, rappresentando circa il 10% della capacità mondiale.
Questa situazione riguarda infrastrutture essenziali: pubbliche amministrazioni, ospedali, reti elettriche e altri servizi strategici utilizzano software, sistemi cloud e motori di ricerca sviluppati soprattutto da società americane. Una dipendenza che non è soltanto economica, ma anche politica e strategica, perché chi gestisce le infrastrutture digitali può avere un forte controllo sui dati, sulle risorse informatiche e sulle possibilità di scelta di un intero continente.
Russia e Cina rappresentano due esempi di maggiore autonomia. Mosca ha creato un ecosistema digitale interno con servizi come Yandex, VKontakte e il sistema satellitare Glonass, affiancati da una rete internet nazionale che potrebbe essere separata da quella globale. Pechino ha invece sviluppato piattaforme proprie come Baidu, Alibaba e Tencent, oltre al sistema satellitare BeiDou, puntando anche a una maggiore indipendenza nella produzione di chip.
L’Europa sta cercando di recuperare terreno, ma parte in ritardo. Nel settore satellitare può contare su Galileo, operativo come alternativa al Gps, e sul progetto Iris², destinato a offrire una risposta europea alle grandi costellazioni private. Le dimensioni, però, sono ancora molto diverse: Iris² dovrebbe arrivare a circa 290 satelliti, mentre Starlink ne ha già oltre 7 mila in orbita.
Anche sul fronte del software iniziano a comparire segnali di cambiamento. Il Parlamento europeo ha scelto Qwant, motore di ricerca francese, come opzione predefinita sui browser istituzionali, proprio mentre la Commissione presentava nuove iniziative sulla sovranità tecnologica.
Si tratta però di primi passi. L’Europa deve ancora costruire un ecosistema digitale realmente indipendente, soprattutto nei settori strategici di cloud, semiconduttori e software.