
Torre Milano, tutti assolti gli imputati – “Hanno agito in buona fede”. La sentenza
Si conclude con l’assoluzione di tutti gli otto imputati il primo processo nato dalle inchieste sull’urbanistica milanese. La vicenda riguarda la realizzazione della “Torre Milano”, il grattacielo di 24 piani e 85 metri di altezza costruito in via Stresa al posto di due edifici destinati a uffici. Il Tribunale ha stabilito che “il fatto non costituisce reato”, escludendo quindi responsabilità penali a carico degli accusati.
Secondo quanto anticipato dal presidente del Tribunale, Fabio Roia, il punto centrale della decisione riguarda l’assenza dell’elemento soggettivo necessario per configurare il reato. In sostanza, pur riconoscendo l’esistenza dei fatti contestati, il giudice ha ritenuto che gli imputati abbiano operato senza intenzione dolosa e in un contesto normativo caratterizzato da interpretazioni non univoche. Gli imputati sono stati quindi assolti per “assenza di dolo”.
Il procedimento riguardava costruttori, progettisti e funzionari comunali accusati di abuso edilizio e lottizzazione abusiva. Per l’accusa, l’intervento avrebbe dovuto essere considerato una nuova costruzione e non una ristrutturazione, rendendo necessario un piano attuativo preventivo. La sentenza ha però evidenziato come, negli anni interessati, le norme urbanistiche e le interpretazioni giurisprudenziali sul concetto di ristrutturazione fossero tutt’altro che consolidate.
Nelle motivazioni anticipate si sottolinea inoltre che la prassi adottata dal Comune di Milano, supportata da regolamenti locali, dalla normativa regionale e da precedenti pareri legali, consentiva interventi come quello della Torre Milano con il titolo edilizio effettivamente rilasciato. Anche il professionista che aveva certificato la conformità del progetto è stato assolto, poiché avrebbe operato sulla base di un’interpretazione ritenuta corretta all’epoca dei fatti.
“La pm milanese Marina Petruzzella – informa Il Fatto quotidiano – ” aveva chiesto la condanna a 2 anni e 4 mesi di arresto e 50mila euro di ammenda per Giovanni Oggioni, ex direttore dello Sportello unico edilizia del Comune ed ex vicepresidente della Commissione paesaggio, nel marzo 2025 anche arrestato per un altro filone sulla corruzione e imputato in diversi procedimenti. Stesse richieste di condanne avanzate per gli imprenditori-costruttori Stefano e Carlo Rusconi. La pm aveva chiesto, poi, per quei due reati contravvenzionali le pene più alte di 2 anni e 4 mesi di arresto e 50mila euro di ammenda anche per altri due imputati, ossia Franco Zinna, ex dirigente della Direzione Urbanistica milanese, e Gianni Maria Beretta, architetto e progettista. Infine erano stati chiesti due anni di arresto e 30mila euro di ammenda per Francesco Mario Carrillo e Maria Chiara Femminis e un anno di arresto e 16mila euro di ammenda per Pietro Ghelfi, tre ex funzionari dello Sportello unico edilizia La procura aveva anche chiesto la confisca del grattacielo ritenuto abusivo, perché costruito con la Scia (Segnalazione certificata di inizio attività) invece che con un piano attuativo, come fosse una “ristrutturazione” e non invece una nuova costruzione. Impianto accusatorio che però non ha convinto la giudice Paola Braggion della settima penale che ha assolto tutti gli imputati. Gli applausi in aula Durante la lettura della sentenza in aula è partito un applauso. Si tratta della prima sentenza dopo una delle tante indagini aperte, da ormai quasi quattro anni, dalla Procura di Milano sulla gestione urbanistica e su presunti abusi edilizi. Alcune di queste inchieste, in alcuni casi, contestano anche ipotesi di corruzione. Secondo i pm, una nuova costruzione era stata “spacciata” per una ristrutturazione. Ipotesi che riguarda tanti altri procedimenti e che è stata spazzata via da questo primo verdetto. Il Comune, parte offesa per i pm, non si era costituito parte civile contro gli imputati. Le reazioni “Non commento le sentenze, le sentenze si rispettano. Beh, sono soddisfatto. Io sono una persona limpida e trasparente e sono sempre stato sereno. Non commento poi le altre indagini”, ha detto ai cronisti l’ex dirigente comunale Giovanni Oggioni, assolto oggi assieme agli altri sette imputati. Oggioni, tra l’altro, è imputato in diversi altri procedimenti su abusi edilizi aperti dai pm e anche indagato per ipotesi di corruzione in un altro filone delle maxi indagini. “Ci siamo tolti un gran peso, il peso della ingiustizia. Ci siamo sentiti molto soli in questo periodo, come soli si sono sentiti gli acquirenti sospesi. È stato un processo molto duro. Era una questione di norme e di valutazioni sbagliate da parte dei pm”, ha sottolineato l’avvocato Federico Papa, che assiste l’imprenditore-costruttore Carlo Rusconi.”