
Ufficiale, Gravina si è dimesso da presidente della Figc – Per il dopo Gattuso è testa a testa fra Mancini e Conte
Il presidente della Figc, Gabriele Gravina, ha ufficialmente rassegnato le dimissioni dall’incarico, dopo aver inizialmente espresso la volontà di restare a Zenica durante la notte della disfatta nelle qualificazioni. La decisione, maturata durante una riunione urgente con i presidenti delle componenti federali giovedì 2 aprile, è stata presa sotto pressione anche del ministro dello Sport, Andrea Abodi. La Figc ha comunicato che il successore verrà eletto il 22 giugno a Roma, nel pieno rispetto dello Statuto federale, per consentire alla nuova governance di completare le procedure di iscrizione ai campionati professionistici.
Gravina, in carica continuativamente dal 2018 e formalmente presidente dal febbraio 2025, prenderà parte anche a un’audizione alla Camera dei Deputati l’8 aprile, durante la quale illustrerà lo stato del calcio italiano, evidenziando punti di forza e criticità. Nella riunione, ha ringraziato pubblicamente e privatamente le componenti federali per il sostegno ricevuto, confermando la sua disponibilità a presentare una relazione completa in Commissione Cultura, Scienza e Istruzione.
Con le dimissioni di Gravina, si apre il dibattito sulla panchina della Nazionale, dopo l’ormai imminente addio di Gennaro Gattuso.
Tra i principali candidati, si profila un testa a testa tra Roberto Mancini e Antonio Conte. Mancini, campione d’Europa nel 2021, potrebbe tornare nonostante gli impegni in Qatar, ma resta da valutare quale versione dell’allenatore si presenterà: il visionario dei successi passati o il tecnico più demotivato e con minore capacità di lettura delle partite.
Conte, invece, pur legato contrattualmente al Napoli, potrebbe liberarsi a fine stagione e iniziare subito le amichevoli di giugno, evitando ritardi in vista della Nations League. La Figc dovrà quindi affrontare una scelta strategica rapida, per garantire continuità e progettualità alla Nazionale, evitando ritardi e inefficienze nella gestione della squadra azzurra, in un momento delicato per il calcio italiano.