Da Milano prezzi in picchiata per volare negli Stati Uniti: tariffe anche 400 euro e ribassi del 60%. Ecco perché

18/04/2025

Milano – Prezzi in picchiata per volare negli Stati Uniti: tariffe anche 400 euro e ribassi del 60%

Le tratte aeree tra Italia e Stati Uniti stanno vivendo un momento inaspettato: i prezzi dei biglietti sono in netto calo, con sconti che in alcuni casi arrivano fino al 60%. Un crollo dovuto alla combinazione di diversi fattori, primo fra tutti il calo della domanda da parte dei viaggiatori europei, sempre più titubanti nel recarsi oltreoceano. Il risultato? Aeromobili meno pieni e compagnie costrette ad abbassare drasticamente le tariffe per attirare clienti.

Secondo un’indagine condotta dal Corriere della Sera su dieci rotte principali tra l’Italia e gli Stati Uniti, nell’ultimo periodo le tariffe hanno subito un ridimensionamento significativo, in netto contrasto con l’andamento tradizionale. Di norma, infatti, i prezzi tendono a salire con l’avvicinarsi della partenza, ma oggi accade l’opposto: più ci si avvicina alla data, più le cifre scendono.

Le cause del calo
A influire pesantemente sulla riduzione delle prenotazioni ci sono fattori geopolitici e sociali. Il clima politico americano, alcune notizie di turisti europei trattenuti in aeroporto o addirittura arrestati durante i controlli di frontiera, stanno generando un senso di diffidenza verso i viaggi negli USA. A questo si aggiunge il fatto che, malgrado il dollaro sia attualmente più debole, questo vantaggio non è sufficiente a spingere gli europei a prenotare.

Nei primi tre mesi del 2025, gli ingressi di turisti provenienti dall’Europa occidentale negli Stati Uniti sono diminuiti del 7% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. A marzo il calo è stato ancora più netto: -17,2% rispetto a marzo 2024. È vero che la Pasqua, caduta in mesi diversi nei due anni, può aver influenzato i dati, ma la tendenza generale rimane preoccupante per il settore.

La strategia delle compagnie
Le compagnie aeree stanno reagendo cercando di rendere i voli più accessibili con offerte last minute. È il caso del collegamento diretto Milano-New York: il biglietto in economy che due mesi fa costava 711 euro, ha toccato un picco di 839 euro, per poi crollare a 433 euro negli ultimi giorni. Anche la tratta Roma-Washington ha seguito una parabola simile, passando da oltre 1.200 euro a circa 560.

A soffrire maggiormente di questo calo sono le compagnie europee. Questo perché sono soprattutto i cittadini del Vecchio Continente a viaggiare meno verso gli Stati Uniti, mentre i turisti americani continuano a muoversi come prima. Di conseguenza, le compagnie statunitensi riescono a bilanciare le perdite con i clienti domestici, mentre quelle europee vedono ridursi i guadagni su entrambi i fronti.

“Questa situazione – spiega il Corriere della Sera – “colpisce in particolare i vettori europei per due motivi. Il primo: sono proprio i residenti del Vecchio Continente ad aver ridotto i movimenti verso gli Usa. Il secondo: gli americani continuano ad andare all’estero come prima. E mentre i primi, gli europei, prenotano soprattutto con i propri vettori «locali» — andando così a incidere fortemente sui ricavi e i profitti —, i secondi (gli americani) volano con le aviolinee nazionali. E così quello che i vettori Usa perdono dalla riduzione degli europei lo recuperano dal lato statunitense. Ma i vettori europei non possono fare lo stesso. Parlando con gli analisti il presidente di Delta, Glen Hauenstein, ha detto che circa l’80% delle vendite di voli internazionali a lungo raggio della compagnia proviene da acquirenti con origine negli Stati Uniti. «E uno dei motivi per cui privilegiamo i voli con origine negli Stati Uniti è che le tariffe che fissiamo sono significativamente più alte rispetto al resto del mondo», ha sottolineato. Per Delta, quindi, a essere intaccata è solo parte del 20% delle vendite internazionali. Sulla stessa lunghezza d’onda anche il direttore commerciale di United Airlines, Andrew Nocella, che ha indicato «modesti cali nei volumi di passeggeri con origine non statunitense per il secondo trimestre, con il traffico proveniente dall’Europa in calo del 6% rispetto all’anno precedente». In calo anche i volumi di passeggeri con origine canadese nel secondo trimestre sono diminuiti del 9% su base annua. «Ma la domanda con origine negli Stati Uniti ha più che compensato queste riduzioni», ha aggiunto.

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