
FALLIMENTO ITALIA. Disfatta storica con la Bosnia, fuori dal Mondiale da (almeno) 16 anni. Il calcio italiano è da rifondare
L’Italia vive un’altra serata da incubo e dice addio al Mondiale per la terza volta consecutiva, un’assenza che ormai dura dal 2014 e che certifica una crisi profonda del nostro calcio. La sconfitta contro la Bosnia arriva ai rigori, al termine di una gara che sembrava inizialmente indirizzata bene ma che si è complicata soprattutto dopo l’espulsione di Bastoni, episodio decisivo che ha costretto gli azzurri a giocare in inferiorità per oltre un tempo.
La squadra di Gattuso parte comunque con buon approccio e trova il vantaggio grazie a Kean, sfruttando un errore difensivo degli avversari. Dopo l’1-0, però, l’Italia abbassa troppo il ritmo e rinuncia a giocare, permettendo alla Bosnia di prendere campo e fiducia. Donnarumma è costretto più volte a intervenire per salvare il risultato, mentre la difesa concede spazi soprattutto sulle fasce. Poco prima dell’intervallo arriva la svolta: Bastoni viene espulso e da quel momento la partita cambia completamente.
Nella ripresa gli azzurri si chiudono nella propria metà campo, cercando di resistere all’assedio bosniaco. Nonostante qualche occasione in contropiede, la pressione avversaria cresce fino a concretizzarsi nel pareggio, arrivato su cross dalla fascia e tra le proteste italiane per un presunto fallo non sanzionato. Si va così ai supplementari, dove la stanchezza prevale e nessuna delle due squadre riesce a trovare il gol decisivo.
Ai calci di rigore emerge maggiore freddezza della Bosnia, mentre l’Italia paga errori pesanti dal dischetto.
L’eliminazione dell’Italia dal Mondiale per la terza volta consecutiva segna un punto ancora più basso rispetto alle precedenti delusioni: non è più un evento scioccante, ma qualcosa che rischia di diventare abituale. Quella che un tempo sarebbe stata vissuta come una tragedia sportiva imprevedibile, oggi appare quasi come una conferma di un declino ormai radicato. Se si guarda al futuro, nel 2030 saranno passati ben sedici anni dall’ultima presenza degli azzurri alla Coppa del Mondo, e per la prima volta un’intera generazione crescerà senza aver mai visto la propria nazionale giocare questa competizione.
Eppure, all’inizio della partita, c’erano segnali incoraggianti. Il gol di Kean, il sesto consecutivo con la maglia azzurra, aveva acceso entusiasmo e speranza, riportando alla mente grandi attaccanti del passato e facendo immaginare un’estate diversa, fatta di partite condivise e passione collettiva. Sembrava davvero che il lungo periodo di difficoltà fosse alle spalle.
Poi però tutto è cambiato. L’espulsione di Bastoni ha lasciato la squadra in inferiorità numerica, costringendola a una resistenza quasi disperata. L’Italia ha tirato fuori orgoglio e tradizione difensiva, aggrappandosi alle parate del portiere e a una fase difensiva compatta, riuscendo a trascinare la sfida fino ai rigori. In mezzo, anche qualche segnale positivo dai più giovani, capaci di riaccendere ricordi nostalgici di epoche migliori.
Dal dischetto, però, è svanita ogni speranza. Quei rigori che in passato avevano regalato trionfi si sono trasformati in una condanna. Al di là delle polemiche arbitrali, la realtà è semplice: gli avversari si sono dimostrati superiori. Resta così una sensazione di grande amarezza e la consapevolezza che questa terza esclusione è la più pesante, perché certifica una crisi profonda da cui il calcio italiano fatica ancora a uscire.