Politica

23/05/2024

32 anni fa la strage di Capaci. Il ministro Piantedosi a Palermo: “Onore a chi ha sacrificato la vita contro la mafia”

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32 anni fa la strage di Capaci. Il ministro Piantedosi a Palermo: “Onore a chi ha sacrificato la vita contro la mafia”

A 32 anni dalla strage mafiosa di Capaci (Palermo), nella quale persero la vita il giudice Giovanni Falcone, con la moglie e collega Francesca Morvillo e gli agenti della scorta Rocco Dicillo, Antonio Montinaro e Vito Schifani, il Ministro dell’Interno Matteo Piantedosi è tornato a Palermo per onorare chi ha sacrificato la vita nella lotta alla mafia, e mantenere vivo il ricordo del loro esempio di impegno per la legalità.

«Memoria significa non solo rendere omaggio ai tanti eroi caduti nella lotta alla criminalità organizzata, ma anche proiettare verso le generazioni future l’esempio di grandi uomini», ha dichiarato il titolare del Viminale.

Il Ministro, dopo la deposizione di una corona alla stele commemorativa posta nei pressi dello svincolo autostradale di Capaci-Isola delle femmine in ricordo delle vittime, ha partecipato, a Palazzo Jung, alla manifestazione “Qui facciamo futuro” organizzata dalla Fondazione Falcone.

 

Sul palco, nel giardino del palazzo, si sono avvicendati molti interventi sul tema del contrasto alle mafie. Non è mancata una riflessione sul dramma dei caduti sul lavoro e un momento di ricordo per chi ha perso la vita nell’incidente di Casteldaccia.

Erano presenti, tra gli altri, il Ministro della Giustizia Carlo Nordio, il Ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano, il Capo della Polizia-Direttore Generale della pubblica sicurezza Vittorio Pisani, il Console Generale degli Stati Uniti d’America nell’ambito dello scambio Stati Uniti – Fondazione Falcone sui temi della cultura contemporanea Tracy Roberts-Pounds, il prefetto di Palermo Massimo Mariani, la sorella del giudice ucciso a Capaci Maria Falcone e il procuratore della Repubblica Maurizio De Lucia.

Piantedosi ha infine visitato la caserma Lungaro dove ha deposto una corona di alloro alla lapide ai caduti, per poi recarsi presso il giardino che ora ospita la “Teca Quarto-Savona 15” con i resti dell’auto degli agenti della scorta uccisi a Capaci, assistendo inoltre alla scopertura di due murales realizzati dagli studenti del liceo artistico “Vincenzo Ragusa e Otama Kiyohara”.

Questo il messaggio inviato dal presidente Mattarella:

“Come sostenevano Falcone e Borsellino, la Repubblica ha dimostrato che la mafia può essere sconfitta e che è destinata a finire. L’impegno nel combatterla non viene mai meno. I tentativi di inquinamento della società civile, le intimidazioni nei confronti degli operatori economici, sono sempre in agguato. La Giornata della legalità che si celebra vuole essere il segno di una responsabilità comune”.
“L’attentato di Capaci fu un attacco che la mafia volle scientemente portare alla democrazia italiana. Una strategia criminale, che dopo poche settimane replicò il medesimo, disumano, orrore in via D’Amelio. Ferma fu la reazione delle Istituzioni e del popolo italiano. Ne scaturì una mobilitazione delle coscienze. La lezione di vita di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino divennero parte della migliore etica della Repubblica”

“A trentadue anni da quel tragico 23 maggio è doveroso ricordare anzitutto il sacrificio di chi venne barbaramente ucciso: Giovanni Falcone, Francesca Morvillo, Antonio Montinaro, Rocco Dicillo, Vito Schifani. Insieme a loro ricordiamo Paolo Borsellino, Emanuela Loi, Agostino Catalano, Walter Eddie Cosina, Vincenzo Li Muli, Claudio Traina. Testimoni di legalità, il cui nome resta segnato con caratteri indelebili nella nostra storia. I loro nomi sono affermazione di impegno per una vittoria definitiva sul cancro mafioso e il pensiero commosso va ai loro familiari che ne custodiscono memoria ed eredità morale”.

“È necessario tenere alta la vigilanza. Gli anticorpi istituzionali, la mobilitazione sociale per impedire che le organizzazioni mafiose trovino sponde in aree grigie e compiacenti, non possono essere indeboliti. L’eredità di Falcone e Borsellino è un patrimonio vivo che appartiene all’intera comunità nazionale. Portare avanti la loro opera vuol dire lavorare per una società migliore”, dice il Presidente della Repubblica.

La foto dal sito del Ministero dell’Interno

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