
Attentato a Trump, complottisti scatenati: “Fra il sorriso di Hegseth e l’avviso alla corrispondente della Fox. E’ tutta una messinscena”
Dopo gli spari durante una cena ufficiale a Washington, la rete si è rapidamente riempita di dubbi e teorie alternative sull’accaduto. L’episodio ha acceso un’ondata di sospetti che coinvolge utenti comuni, influencer e commentatori politici, sia negli ambienti conservatori sia in quelli progressisti.
Molti ricordano come già in passato, dopo il tentato attentato del 2024 in Pennsylvania, fossero circolate ipotesi simili. Anche oggi, tra chi mette in discussione la versione ufficiale, torna una domanda provocatoria: «Come si mette in scena un attentato al presidente?». Alcuni personaggi pubblici, tra cui il comico Tim Dillon, avevano già insinuato dubbi su eventi precedenti, invitando Trump ad ammettere: «Ammettilo che a Butler è stato tutto una messa in scena (you staged it)».
Ora, dopo quanto accaduto all’hotel Hilton, le teorie si moltiplicano. Sui social il dibattito ruota attorno al dubbio “Staged, or not staged”, rilanciato da migliaia di utenti. Secondo quanto riportato anche da Wired: «Influencer, opinionisti e gente comune stanno accendendo il dibattito su X (l’ex Twitter) e Instagram. Su Bluesky, social tendenzialmente di sinistra, un sacco di persone rilanciano la parola STAGED».
Tra gli elementi più discussi c’è il video della giornalista Fox Aishah Hasnie, che avrebbe ricevuto un avvertimento poco prima degli spari: («Mettiti al sicuro»). La successiva interruzione della diretta ha alimentato sospetti di manipolazione, anche se la reporter ha spiegato il problema con difficoltà tecniche. Non tutti però hanno accettato questa versione, tanto che Angelo Carusone ha commentato: «Questa è davvero grossa».
Altri dettagli hanno contribuito ad alimentare i dubbi, come le immagini di Pete Hegseth apparentemente sorridente durante il caos o le ironie diffuse online, tra cui quella di Keith Olbermann: «No, questa roba non è sospetta, assolutamente no». Anche figure controverse come Alex Jones e Marjorie Taylor Greene hanno lasciato intendere possibili retroscena, con frasi come: «Su questo Cole Allen (lo sparatore, ndr) stanno uscendo cose interessanti».
Il fenomeno delle teorie complottiste si allarga anche a voci più note, come lo scrittore Don Winslow, che aveva previsto: «Prevedo seri diversivi da parte dell’amministrazione per distogliere l’attenzione dai fallimenti su tutti i fronti». A queste si aggiungono le critiche di Edward Luce: «Da questa storia Trump vuole uscire da eroe, e noi media lo aiuteremo ad andare in buca: più facile di così», prontamente respinte da Richard Grenell: «Luce è un estremista che ha chiamato gli estremisti ad agire. Finché gente come lui non si ferma, la situazione peggiorerà».
Già dopo Butler, Luce aveva avvertito: «Ecco, adesso ogni critica a Trump sarà dipinta dai Maga come un’istigazione a ucciderlo. Un tentativo orwelliano di silenziare ciò che rimane dell’opposizione alla sua scalata verso il potere». Oggi però anche una parte dei sostenitori dell’ex presidente sembra nutrire dubbi.