
Caso Regeni, arriva il verdetto 10 anni dopo – Condannati tre 007 egiziani a 10 anni per sequestro
A dieci anni dalla morte di Giulio Regeni, la Corte d’Assise di Roma ha pronunciato la prima sentenza sul caso. Tre agenti dei servizi di sicurezza egiziani sono stati condannati a dieci anni di reclusione per il sequestro del ricercatore italiano, mentre il generale Tariq Sabir è stato assolto. L’accusa di omicidio è invece caduta. I quattro imputati, tutti legati agli apparati di sicurezza del Cairo, non hanno mai partecipato alle udienze.
La Procura aveva richiesto pene più severe: l’ergastolo per Magdi Ibrahim Abdelal Sharif e 17 anni e mezzo per gli altri tre imputati. Il procuratore di Roma Francesco Lo Voi ha sottolineato che “L’impianto accusatorio ha retto”, evidenziando come tre persone siano state riconosciute colpevoli nonostante la scarsa collaborazione delle autorità egiziane.
La vicenda continua ad avere conseguenze sui rapporti tra Italia ed Egitto. Antonio Tajani ha ricordato che “Sono state condannate tre persone, non l’Egitto” e ha sottolineato che si tratta comunque di una sentenza di primo grado, destinata quindi a poter essere sottoposta ai successivi gradi di giudizio.
Per la famiglia Regeni, rappresentata dall’avvocata Alessandra Ballerini, la decisione rappresenta un importante riconoscimento del lavoro svolto dalla giustizia italiana. La legale ha definito la sentenza “un presidio per tutti i Giulio e le Giulie del mondo”, sottolineando il valore della tutela dei diritti fondamentali.
Diversa la posizione della difesa di Sabir, che ha accolto con soddisfazione l’assoluzione e ribadito che “È caduta l’accusa di omicidio, va sottolineato”. I legali hanno inoltre contestato il quadro accusatorio e sostenuto l’assenza di prove sufficienti a dimostrare le responsabilità contestate.
La sentenza arriva dopo un procedimento complesso, segnato dall’assenza degli imputati e dalla mancata collaborazione egiziana. Ora saranno decisive le motivazioni della Corte per comprendere nel dettaglio le ragioni delle condanne e dell’assoluzione. Il verdetto potrà inoltre essere impugnato nei successivi gradi di giudizio.
Francesco Lo Voi, procuratore di Roma, dopo la lettura della sentenza ha dichiarato: “Dovremo attendere le motivazioni per riuscire ad avere il quadro completo del ragionamento della Corte d’assise. Credo si possa dire che la parte sostanziale dell’impianto accusatorio ha retto”.
“Ci sono state tre condanne su quattro, anche se non per tutti i reati, per una attività che era stata posta in essere da persone legate allo Stato egiziano – ha aggiunto Lo Voi -. Si è riusciti a raggiungere questo risultato nonostante una collaborazione non proficua da parte dell’autorità egiziana”.
Il procuratore commenta: “Siamo soddisfatti per avere tirato fuori questo procedimento dal pantano in cui era finito. Siamo riusciti, attivando anche la Corte costituzionale, a procedere e a svolgere un processo davanti a una corte di assise autonoma e indipendente, in presenza della quale anche gli imputati assenti sono stati egregiamente rappresentati”.