
Perché le persone non pubblicano più sui Social? Siamo sempre più spettatori e sempre meno partecipanti: ecco i motivi (e dove si sta spostando la gente)
Meno post, più spettatori. È questa la nuova stagione dei social, fotografata dal fenomeno del “Posting Zero”, espressione coniata dal giornalista Kyle Chayka sul New Yorker. Gli utenti non hanno smesso di scrollare, ma hanno quasi smesso di raccontarsi. Instagram, TikTok e le altre piattaforme continuano a essere frequentate ogni giorno, solo che il pubblico è sempre più composto da spettatori silenziosi: guardano, scorrono, osservano. Ma pubblicano poco.
Il motivo? I social sono cambiati.
Quello che un tempo sembrava un grande album collettivo di amici oggi assomiglia sempre più a una televisione personalizzata, dominata da influencer, video virali, pubblicità e contenuti generati dall’intelligenza artificiale. In mezzo a questo flusso perfettamente confezionato, la foto della colazione o del weekend rischia di sembrare fuori posto.
Poi c’è la fatica di essere sempre “all’altezza”. Per anni i social hanno imposto una sorta di gara permanente a chi mostrava la vita più bella, il viaggio più esclusivo, il corpo più perfetto. Ora quella corsa produce stanchezza, ansia e il desiderio di sottrarsi allo sguardo degli altri. Pubblicare significa esporsi, e l’esposizione porta con sé anche il timore del giudizio. Non sorprende che il 49% degli utenti tema che qualcosa condiviso oggi possa essere frainteso o usato contro di lui domani.
La privacy torna così di moda. Soprattutto tra i più giovani cresce l’idea che non tutto debba diventare contenuto: alcune esperienze è meglio viverle che fotografarle.
A cambiare il rapporto con i social contribuisce anche il mondo esterno, segnato da guerre, crisi e emergenze climatiche. In un feed attraversato continuamente da tragedie globali, mostrare una vacanza da sogno può sembrare quasi fuori tempo.
E così la socialità non scompare: si ritira dietro le quinte. Dai post pubblici passa ai messaggi privati, alle chat, ai gruppi chiusi e agli “Amici più stretti”. È il “Dark Social”: meno rumore, meno pubblico, più intimità. Non si tratta di sparire dalla rete, ma di scegliere finalmente con chi parlare.