Impero Ferragni, perdite per 10 milioni di euro: “Patrimonio azzerato”. Domani è il giorno della verità

09/03/2025

Impero Ferragni, perdite per 10 milioni di euro “Patrimonio azzerato”

La situazione finanziaria dell’azienda Fenice, che gestisce il marchio di Chiara Ferragni, è in forte crisi. Le perdite accumulate ammontano a circa 10 milioni di euro, azzerando di fatto il patrimonio societario.

Da quanto emerge dall’ultimo studio del Corriere della Sera, i ricavi del 2024 sono crollati drasticamente, arrivando a poco meno di 2 milioni di euro, ben sette volte inferiori rispetto ai 14 milioni registrati nel 2022, prima dello scandalo legato alla collaborazione con Balocco.

Di fronte a questa emergenza, i soci sono chiamati a prendere decisioni cruciali nel corso di due assemblee fissate per lunedì: una ordinaria per l’approvazione del bilancio 2023 e una straordinaria per deliberare un aumento di capitale.

La ricapitalizzazione è ritenuta necessaria per garantire la sopravvivenza dell’azienda almeno per i prossimi 12 mesi, periodo in cui si valuteranno eventuali strategie di rilancio.

Tra i principali azionisti figurano Chiara Ferragni (che detiene il 32,5% delle quote), Paolo Barletta (40%) e Pasquale Morgese (27,5%). Proprio quest’ultimo si è mostrato particolarmente critico nei confronti della gestione finanziaria e potrebbe addirittura impugnare l’approvazione del bilancio in tribunale. Tuttavia, anche in caso di un suo rifiuto a partecipare all’aumento di capitale, sembrano esserci garanzie affinché l’operazione venga comunque portata a termine.

Il 2023 si era chiuso con ricavi di circa 11-12 milioni di euro, un valore ancora significativo ma inferiore rispetto al picco del 2022. Ma è il 2024 a mostrare il vero impatto della crisi: la perdita di appeal del brand ha ridotto i ricavi a livelli critici, evidenziando le difficoltà nel mantenere la continuità aziendale. Per far fronte alla situazione, sono stati attuati drastici tagli ai costi operativi, con una riduzione del personale da 16 a 8 dipendenti e il trasferimento degli uffici nella sede della holding Sisterhood di Chiara Ferragni.

“Qui sta però il nocciolo delle critiche dell’imprenditore pugliese delle calzature – scrive il Corriere – ” Secondo fonti vicine a Morgese, infatti, la mancanza effettiva di continuità aziendale sarebbe evidente perché non si vedono prospettive per Fenice il cui unico asset è il marchio Chiara Ferragni, tutt’altro che attraente oggi per i grandi player della moda. Altre fonti vicino ai soci sottolineano però che la società potrebbe avere sbocchi di mercato nel settore del make up, della gioielleria e della pelletteria, con uno sguardo ai mercati internazionali. Un nuovo piano industriale non ci sarebbe ancora perché oggi la priorità è dare solidità alla società per i prossimi dodici mesi. Superato l’aumento si potrà lavorare a un vero e proprio piano di rilancio della Fenice la cui attività è rivolta a un pubblico molto giovane (15-28 anni). Nel merito del bilancio il socio Morgese contesterebbe l’impostazione contabile e in particolare la consistenza delle perdite, troppo elevate. Sembra dunque anche una presa di distanza dalla gestione di Calabi che, come detto, solo quattro mesi fa era stato nominato all’unanimità. Le due assemblee, decisive per il futuro del marchio Ferragni, si apriranno domani in un clima teso anche se Ferragni e Barletta hanno i numeri per approvare a maggioranza tutti i punti all’ordine del giorno. Si vedrà se la discussione riavvicinerà Morgese agli altri soci e all’amministratore unico Calabi, scongiurando l’impugnazione delle delibere assembleari”.

 

 

 

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