
Milano – 13 enne ucciso a coltellate: 9 anni al killer: “Non sapeva che fosse minorenne”
Si è chiuso con una condanna a 9 anni e 4 mesi il processo a carico del 28enne accusato dell’omicidio del 13enne Hazem Ahmed, ucciso al termine di una violenta lite legata a una presunta compravendita di droga avvenuta in viale Vittorio Veneto, a Milano. Il giudice ha riconosciuto la responsabilità per omicidio volontario, ma ha escluso l’aggravante della minore età della vittima, parlando di un “errore scusabile”.
Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, coordinati dalla Procura e supportati dai carabinieri, il ragazzino si sarebbe recato sul posto insieme a due amici più grandi per incontrare il 28enne e concludere una transazione di hashish, pari a circa 20 grammi. Nel corso dell’incontro, però, la situazione sarebbe degenerata rapidamente, trasformandosi in una colluttazione violenta culminata nell’aggressione con il coltello.
Durante lo scontro, anche il cane che si trovava con la vittima sarebbe stato colpito. Il giovane, ferito gravemente, è deceduto circa due settimane dopo in ospedale a causa delle lesioni riportate.
“Secondo la ricostruzione degli inquirenti – spiega la redazione di TgCom4 – ” il 13enne era uscito a fare pranzo con due amici egiziani più grandi, di 19 e 21 anni. Insieme a loro il ragazzino, che frequentava ancora la terza media, si sarebbe recato in via Vittorio Veneto per incontrare l 28enne e concludere una compravendita di 20 grammi di hashish. Secondo la difesa del cubano, sarebbe stato il 28enne a comprare la sostanza stupefacente dai tre amici. Nell’ambito della transazione, sarebbe però scoppiata una lite culminata con le coltellate. Era stato colpito anche il cane della vittima. Hazem Ahmed era deceduto due settimane dopo per la gravità delle ferite.
Secondo la difesa, con il legale Lamberto Rongo, il 28enne avrebbe per primo subito l’aggressione tanto da “neutralizzare un colpo assestatogli dalla vittima, parandolo con la mano”. Da qui la ferita grazie a cui, poche ore dopo l’omicidio avvenuto in pieno giorno, l’uomo era stato rintracciato e fermato dalle forze dell’ordine. Solo in un secondo momento, sempre secondo la ricostruzione della difesa, il cubano si sarebbe impossessato della lama “colpendo la vittima”. Per il legale dell’uomo, si era trattato di legittima difesa, anche nella forma di eccesso colposo ma “in subordine sull’attenuante della provocazione”, e sull’omicidio preterintenzionale. Di diverso avviso il gup, che lo ha invece condannato per omicidio volontario riconoscendo anche le provvisionali di risarcimento per i familiari della vittima. Caduta però l’aggravante della minore età della vittima. Secondo la togata, si era trattato appunto di “errore scusabile”.