
Milano – Scandalo Vigili urbani: arresti illegali e soldi sequestrati, 5 agenti in manette. Tutto parte dalla denuncia di un pusher..
A Milano cinque agenti della Polizia locale sono stati arrestati con accuse molto gravi: arresto illegale, peculato e falsificazione di atti pubblici. L’indagine è partita dalla denuncia di un giovane spacciatore marocchino di 29 anni, che aveva raccontato la misteriosa sparizione di circa 1.400 euro incassati poco prima del suo arresto per la vendita di mezzo chilo di hashish.
Secondo la ricostruzione degli investigatori, l’operazione sarebbe stata organizzata dalla cosiddetta “squadretta” composta da una commissaria e 5 agenti. L’arresto del 29enne sarebbe stato preparato in anticipo attraverso una falsa compravendita di droga. A contattarlo sarebbe stata una donna che si era presentata come cliente, ma che, secondo l’accusa, avrebbe avuto un ruolo nell’operazione. Dopo aver acquistato la droga, la donna avrebbe lasciato il luogo senza essere fermata.
I verbali redatti dagli agenti avrebbero poi riportato una versione dei fatti diversa da quella realmente avvenuta. In particolare, sarebbe stato indicato un luogo dell’arresto differente da quello effettivo, così da far risultare l’intervento all’interno della competenza territoriale degli agenti. Sarebbero inoltre stati inventati un tentativo di fuga e un’aggressione nei confronti dei vigili. Le immagini delle telecamere, invece, mostrerebbero che il giovane non stava cercando di scappare: sarebbe stato avvicinato da un agente in borghese e immediatamente ammanettato.
“L’arresto, in realtà – riporta il Corriere della sera – ” era stato preceduto dalla vendita di mezzo chilo di hashish «organizzata dagli indagati nei minimi dettagli al solo fine di trarre in arresto un soggetto che loro sapevano avere precedenti» specifici, scrive il gip Elio Sparacino. Una cessione a un’acquirente anche lei farlocca, e ora indagata, con cui un po’ tutta la «squadretta» dai modi (parecchio) spicci ha dimostrato d’avere parecchia confidenza. Una sorta di «agente provocatore». Se non fosse che non è nemmeno un’agente. La donna che ha fissato l’appuntamento (a cui si è presentata con un’auto «civetta»), che ha pagato e che poi è andata via indisturbata, è la sorella di un presunto pusher, perquisito un paio di mesi prima. Per il giudice, i cinque «infedeli servitori dello Stato», che saranno sentiti oggi a San Vittore, hanno agito «facendo spregio delle più basilari regole di deontologia e correttezza professionale». Il comandante della Locale, Gianluca Mirabelli, interviene in difesa dei tremila agenti la cui «onorabilità», dice, non può essere «compromessa» dagli arrestati. E sottolinea: «Dalla segnalazione, sono bastati 15 giorni per ricostruire, con la guida dell’autorità giudiziaria, una vicenda indubbiamente dolorosa, ma che dimostra quanto il Corpo sappia reagire e sia refrattario a condotte per le quali non esistono giustificazioni».
Il giudice ha definito il comportamento degli indagati particolarmente grave, sottolineando la violazione delle più elementari regole professionali. Le indagini, inoltre, stanno verificando se episodi simili possano essersi verificati in altre occasioni.