
Luciano Bonaria, la sfida dei microchip: «Progettare significa creare, chi arriva prima conquista il mercato»
Dall’esperienza in Olivetti e General Electric alla fondazione di un’impresa diventata un punto di riferimento internazionale nel collaudo dei semiconduttori. È il percorso di Luciano Bonaria, imprenditore torinese classe 1948, protagonista dell’incontro di Alfabeto del Futuro al Broletto di Novara. Al centro del suo intervento, le parole che riassumono la sua filosofia industriale: «Progettare è creare. Chi lo fa per primo, vince».
Nel 1976 Bonaria fondò SPEA a Volpiano, nel Torinese, mettendo a frutto le competenze maturate nelle grandi aziende dell’elettronica. Nel corso degli anni, la società si è affermata in un settore altamente specializzato, sviluppando macchinari destinati a verificare il funzionamento e l’affidabilità dei microchip e delle schede elettroniche, componenti essenziali per la trasformazione digitale e tecnologica. Un percorso professionale lungo quasi sessant’anni: nel 2028, infatti, Bonaria celebrerà sei decenni di lavoro nel settore.
La sua visione imprenditoriale affonda le radici nell’esperienza maturata in Olivetti, dove la progettazione rappresentava molto più di una semplice attività tecnica. «Ho imparato tanto, e imparato subito la modernità», ricorda Bonaria, sottolineando il valore di un’eredità industriale che continua a orientare il suo modo di intendere l’innovazione. Ideare significa dare forma a soluzioni nuove, trasformare le intuizioni in prodotti concreti e anticipare le esigenze del mercato, senza limitarsi a imitare ciò che realizzano gli altri.
Una mentalità che, secondo l’imprenditore, dovrebbe essere coltivata fin dall’infanzia. Quando gli si chiede da dove si comincia per diventare imprenditori, Bonaria torna infatti ai primi anni di vita: «Per fare l’imprenditore bisogna imparare a fare lavoretti fin da piccolo. Non teniamo i bambini nell’ovatta». Un invito a sviluppare presto autonomia, iniziativa e capacità di misurarsi con problemi concreti, qualità che possono rivelarsi decisive anche nel mondo dell’impresa.
In un comparto competitivo come quello dei semiconduttori, essere pionieri può offrire un vantaggio decisivo. Sviluppare per primi una tecnologia permette di acquisire esperienza, consolidare competenze difficili da replicare e rafforzare la propria posizione nella filiera produttiva internazionale. «Progettare significa creare, e creare prima degli altri dà da mangiare», osserva Bonaria, sintetizzando il legame tra capacità progettuale e competitività economica.
Il confronto con i mercati internazionali mette però in luce, a suo giudizio, anche le difficoltà dell’industria italiana nell’adattarsi ai cambiamenti tecnologici. «I cinesi lo hanno capito: hanno puntato sull’elettronica mentre noi ancora proseguivamo con la meccanica». E aggiunge: «Siamo più lenti, nonostante negli anni 50 e 60 avessimo la tecnologia più avanzata del mondo». Una riflessione che richiama la necessità di non disperdere il patrimonio di competenze maturato dall’industria italiana e di tradurlo in nuove capacità produttive.
Il tema dell’innovazione si intreccia inevitabilmente con quello dell’intelligenza artificiale e del rapporto tra uomo e macchina. Su questa sfida, Bonaria ha pochi dubbi: «Il software non ci ruba il lavoro, ce lo migliora. Non pensiamo che possa sostituire l’intelligenza umana, perché un baco può sempre esistere. E l’intelligenza umana è insuperabile». La tecnologia, in questa prospettiva, non elimina il ruolo delle persone, ma diventa uno strumento per potenziarne le capacità, fermo restando il valore insostituibile del giudizio umano.
Lo sguardo dell’imprenditore è rivolto anche alle prospettive del Piemonte nel settore dei semiconduttori. Tra le opportunità che potrebbero contribuire a rafforzare il ruolo tecnologico del territorio c’è SILICON BOX, realtà legata allo sviluppo di soluzioni avanzate per il packaging dei chip. «La rapidità di progettazione è la chiave del futuro. Sarà necessario ben progettare microchip, e qui abbiamo l’eredità Olivetti», afferma Bonaria, indicando nella tradizione industriale piemontese una base su cui costruire nuove competenze e opportunità.
Il messaggio dell’imprenditore riguarda dunque il futuro dell’industria italiana: per competere nel mondo non basta adottare innovazioni nate altrove, ma occorre investire nella ricerca, nell’originalità e nella capacità di progettare in autonomia.
La storia di SPEA dimostra come un’impresa nata in Piemonte possa affermarsi in un mercato globale altamente tecnologico. La lezione di Bonaria è che il successo non dipende soltanto dal miglioramento di ciò che già esiste, ma dalla capacità di immaginare e realizzare nuove soluzioni prima della concorrenza. Perché, come sintetizza la sua filosofia, progettare significa creare e arrivare per primi può fare la differenza.