
Garlasco, giorni decisivi: «Stasi non era sulla scena del crimine»: i Pm pronti a scoprire le carte dell’indagine. Cosa può accader
Il caso di Garlasco entra in una fase cruciale: la Procura di Pavia si prepara a chiudere le indagini dopo circa un anno e mezzo di accertamenti.
A breve verranno resi noti gli atti finora rimasti riservati, passaggio che precederà la possibile richiesta di processo per Andrea Sempio, oggi al centro della nuova inchiesta sull’omicidio di Chiara Poggi.
Secondo gli investigatori, sarebbero stati raccolti elementi utili a sostenere l’ipotesi accusatoria nei confronti del giovane, amico del fratello della vittima all’epoca dei fatti. Parallelamente, la ricostruzione più recente non collocherebbe sulla scena del crimine Alberto Stasi, condannato in via definitiva anni fa. Anzi, emergerebbero dati in contrasto con quanto stabilito nelle sentenze, aprendo così la possibilità di una revisione del processo.
Intanto è previsto un confronto tra il procuratore Fabio Napoleone e la procuratrice generale Francesca Nanni. L’incontro, già programmato, non sarebbe collegato ad alcune segnalazioni recenti che ipotizzavano interferenze nelle indagini.
In queste ricostruzioni, diffuse anche mediaticamente, si parlava di scenari alternativi — come presunti coinvolgimenti multipli o contesti legati a droga e feste — ma tali piste sono state escluse o mai considerate rilevanti dagli inquirenti.
L’attenzione degli investigatori resta quindi concentrata su un’unica ipotesi.
“L’inchiesta dei pm pavesi è invece ancorata al solo Andrea Sempio – spiega il Corriere della era – “Gli investigatori hanno concluso le attività di indagine con il deposito dell’informativa finale redatta dai carabinieri della squadra Omicidi e delle ultime consulenze tecniche. Quella medico-legale affidata a Cristina Cattaneo avrebbe riportato l’orario del delitto sul solco della prima ipotesi del medico legale Marco Ballardini: tra le 10.30 e le 12 con maggiore «centratura» tra le 11 e le 11.30. Tra gli ultimi accertamenti anche quelli del professor Carlo Previderé a cui la procura ha chiesto di rianalizzare tutte le tracce genetiche ripartendo dai dati grezzi consegnati dalla perita Denise Albani. Tra questi il caso del materiale biologico trovato sui pedali della bici di Stasi, uno dei sette elementi su cui s’è fondata la sua condanna e, all’epoca, il fermo (poi non convalidato dal gip Stefano Vitelli). Il valore del campione sui pedali è risultato identico (ai decimali) di quello riscontrato sul cucchiaino usato dalla vittima per la colazione (reperto 29). L’analisi della Bpa e della scena del crimine avrebbe escluso l’uso del lavabo del bagno al piano terra da parte del killer. Approfondimenti anche su alcune impronte simili alle Lacoste che indossava Stasi quel giorno che smentirebbero la tesi dei giudici secondo cui l’ex fidanzato non sarebbe mai entrato in casa quella mattina”.