
Crisi Stellantis: le fabbriche sono in forte sottoutilizzo: si punta ad alleanze con costruttori cinesi. Il piano
Gli impianti europei di Stellantis stanno attraversando una fase di forte sottoutilizzo, con livelli produttivi ben lontani dal loro potenziale. Secondo un’analisi di AlixPartners citata da Bloomberg, il gruppo dispone di una capacità annua di circa 6,5 milioni di veicoli, ma attualmente gli stabilimenti lavorano in media solo al 46%. Ciò significa che oltre la metà della capacità resta inutilizzata, pari a circa 3,5 milioni di auto non prodotte.
Il calo è evidente se confrontato con il passato: nel 2017 l’utilizzo medio degli impianti europei si attestava intorno al 71%, mentre oggi si è stabilizzato sotto la soglia del 50%. Su 24 stabilimenti presenti in Europa, ben 14 operano al di sotto di questo livello critico. Tra i casi più significativi c’è Mirafiori, storico sito torinese, che nel 2025 ha lavorato a meno di un terzo delle sue possibilità. Per rilanciare la produzione, Stellantis punta dal 2026 sulla nuova Fiat 500 ibrida, affiancata alla versione elettrica, con l’obiettivo di arrivare a circa 130 mila vetture l’anno.
Anche altri stabilimenti italiani mostrano difficoltà simili. A Pomigliano d’Arco, ad esempio, la produzione è rimasta ben al di sotto della capacità teorica di circa 280 mila unità annue. Situazioni analoghe si registrano anche in Francia, negli impianti di Mulhouse e Poissy, che lavorano intorno alla metà del loro potenziale.
Secondo gli esperti, questa sovracapacità rappresenta un problema strutturale difficile da sostenere nel medio periodo, soprattutto in un mercato europeo stagnante e influenzato da incertezze normative e geopolitiche. Una condizione che non riguarda solo Stellantis, ma l’intero comparto automobilistico, come dimostrano anche le difficoltà del gruppo Volkswagen, alle prese con riduzioni di personale e chiusure di stabilimenti.
Per affrontare la situazione, Stellantis starebbe valutando nuove collaborazioni industriali. Tra le ipotesi, l’apertura degli impianti europei a case automobilistiche cinesi come XPeng e Xiaomi. Questi accordi permetterebbero ai partner asiatici di produrre direttamente in Europa, evitando parte delle barriere commerciali, e allo stesso tempo consentirebbero al gruppo di sfruttare la capacità produttiva oggi inutilizzata, contribuendo a dare nuova vita agli stabilimenti in difficoltà.