
Beppe Grillo è tornato – Porta Conte in tribunale: parte l’azione legale per riprendersi nome e simbolo del M5s
Beppe Grillo torna allo scontro con Giuseppe Conte e avvia un’azione legale contro l’ex premier per riottenere il controllo del nome e del simbolo del partito. La vicenda segna un nuovo capitolo della frattura interna, spostata ora sul piano giudiziario. A confermare l’iniziativa è stato Marco Bella, ex parlamentare vicino al fondatore, attraverso un post sui social in cui difende le ragioni di Grillo.
“In un mondo normale – afferma Bella – se io Beppe Grillo ti concedo a te Giuseppe Conte, di usare qualcosa che mi appartiene, non servirebbe alcuna azione legale affinché tu, Giuseppe Conte mi restituisca ciò che non è affatto tuo. In un mondo normale, se io Beppe Grillo ho messo tanto lavoro, tanti soldi miei e mi sono beccato una serie infinita di querele per permettere a te, Giuseppe Conte, di diventare da signor nessuno presidente del Consiglio e di avere uno staff di decine di persone che si occupano della tua comunicazione, tu, Giuseppe Conte, dovresti essere almeno grato a me Beppe Grillo”.
Grillo, insieme all’associazione del Movimento 5 Stelle di Genova, ha avviato la causa presso il Tribunale di Roma per rivendicare la proprietà del nome e del simbolo “Movimento 5 Stelle”. La prima udienza è fissata per luglio e il giudice dovrà chiarire se questi elementi possano continuare a essere utilizzati da Giuseppe Conte. La questione riguarda le origini del movimento, nato nel 2009 come “non-associazione” in opposizione ai partiti tradizionali, e formalizzato poi nel 2012 con registrazione ufficiale a Genova.
Secondo Grillo, la disputa non è solo formale: il punto centrale è che nome e simbolo rappresentavano valori oggi ritenuti traditi. Nell’atto legale si sostiene che l’attuale guida abbia modificato profondamente identità e regole interne, superando principi come il limite dei due mandati e introducendo una struttura più simile ai partiti classici. Viene contestato anche il ruolo assunto da Conte, accusato di aver rafforzato una leadership personale, in contrasto con l’impostazione originaria anti-leader. Inoltre, si evidenzia un cambiamento nella linea politica, con aperture ad alleanze e compromessi prima esclusi.
Un passaggio importante riguarda la nascita, nel 2017, di una nuova associazione a Roma promossa da Luigi Di Maio e Davide Casaleggio. In base allo statuto, il simbolo restava di proprietà dell’associazione genovese, che lo concedeva solo in uso, mantenendo a Grillo il ruolo di garante dei valori fondativi. In seguito, ci sarebbero stati anche riconoscimenti di questa titolarità da parte della struttura romana e dello stesso Conte.
Negli anni, però, il Movimento ha subito una trasformazione significativa. Lo statuto del 2021 ha attribuito ampi poteri al presidente, segnando – secondo Grillo – una svolta centralizzatrice che ha indebolito la partecipazione dal basso. Il modello iniziale, basato su attivismo e meetup, avrebbe lasciato spazio a un’organizzazione più tradizionale, orientata alla stabilità interna e alla gestione del potere.
Se il tribunale dovesse dare ragione a Grillo e all’associazione genovese, il gruppo guidato da Conte sarebbe costretto a cambiare nome e simbolo, adottando una nuova identità coerente con l’attuale struttura e linea politica.